Lavrov: “L’Occidente ci ha dichiarato guerra aperta, l’Ucraina è la sua punta di diamante”
L’Occidente ha dichiarato guerra aperta alla Russia, servendosi dell’Ucraina come strumento militare e politico. È questa, nella sua brutalità sintetica, la lettura che il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha offerto davanti ai rappresentanti delle organizzazioni non governative russe.
“Ci è stata dichiarata una guerra aperta”, ha affermato Lavrov”. A questo scopo viene utilizzato il regime di Kiev come punta di diamante. Ma tutti sanno che questa punta di diamante è impotente senza il supporto materiale occidentale: armi, dati di intelligence, sistemi satellitari, addestramento militare e molto altro”.
Il ministro non ha usato mezze misure nel descrivere il ruolo assegnato a Kiev: “Il regime di Kiev e lo Stato ucraino vengono apertamente utilizzati come ariete geopolitico”.
A sostegno della propria tesi, Lavrov ha citato dichiarazioni che, a suo dire, rivelano la vera natura del sostegno occidentale all’Ucraina. Il capo di stato maggiore delle forze armate belghe, Frederik Vansina, avrebbe pubblicamente affermato che il Belgio e i suoi alleati stanno “preparandosi alla guerra con la Russia” e che l’Ucraina sta “comprando loro il tempo” necessario. “Ecco un esempio di onestà”, ha commentato ironicamente il ministro russo.
Il parallelo con il Medio Oriente.
Lavrov ha poi allargato il ragionamento al contesto mediorientale, tracciando un parallelo con le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che, secondo il ministro, avrebbe definito gli attacchi israeliani contro l’Iran e le operazioni contro Hamas ed Hezbollah come il “lavoro sporco” che Israele starebbe svolgendo per conto dell’Occidente. Una lettura, quella di Lavrov, funzionale a costruire una narrativa di accerchiamento globale della Russia, in cui Washington e Bruxelles muoverebbero pedine diverse sullo stesso scacchiere.
Il ministro ha infine accusato infine l’Occidente, e in particolare l’Unione Europea, di tentare di “demonizzare tutto ciò che è russo” e di prepararsi apertamente a uno scontro militare con Mosca “nel prossimo futuro”, ignorando, a suo avviso, le responsabilità storiche che hanno alimentato decenni di instabilità, dal conflitto ucraino alla questione palestinese.
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