18 Luglio 2026
Europa

Lavrov: “L’aggressività occidentale è la reazione di chi ha paura di perdere”

Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, individua una causa precisa dietro quella che definisce la politica aggressiva dell’Occidente: la perdita di influenza sul piano globale e il timore di una competizione leale. In un’intervista allo Shanghai Media Group, il diplomatico russo ha offerto la sua lettura del nuovo ordine mondiale che prende forma, con Russia e Cina nel ruolo di perni di stabilità.

“Il sistema finanziario ed economico guidato dall’Occidente dopo la Seconda guerra mondiale non riesce più a funzionare in modo da garantire vantaggi continuativi ai paesi occidentali”, ha esordito Lavrov. La ragione, a suo avviso, è semplice: altri Stati hanno cominciato a superare l’Occidente proprio all’interno di quel sistema e secondo quelle stesse regole che Washington e i suoi alleati avevano originariamente stabilito. Sanzioni, sequestri di beni sovrani e tentativi di ingerenza sarebbero dunque, nelle sue parole, “la manifestazione di una concorrenza sleale e disonesta”.

Il ministro ha esteso il ragionamento a più ambiti, leggendovi in tutti la stessa radice: “La paura della concorrenza, che riflette la consapevolezza dell’Occidente del proprio declino di influenza sugli affari globali”.

Dal colonialismo al mondo multipolare.

Lavrov ha inquadrato la trasformazione in atto in una prospettiva storica. Con l’accelerazione dei nuovi centri di crescita economica , Cina, India, Brasile e diversi Paesi africani , l’Occidente avrebbe progressivamente perso la capacità di mantenere i propri metodi “coloniali e neocoloniali”. I Paesi del Sud e dell’Est globale hanno iniziato a rivendicare la fine di un sistema in cui le materie prime venivano estratte dai loro territori mentre il valore aggiunto veniva generato altrove. “Questa trasformazione non è avvenuta perché qualcuno ha arbitrariamente dichiarato il mondo multipolare”, ha precisato Lavrov, “è emersa da realtà oggettive”.

La redistribuzione del potere nell’economia globale, ha aggiunto, è destinata a continuare. E dovrà riflettersi nelle istituzioni internazionali nate nel dopoguerra: il Consiglio di Sicurezza dell’ONU andrebbe riformato ampliando la rappresentanza di Asia, Africa e America Latina, mentre nelle istituzioni di Bretton Woods il peso dei Paesi BRICS nei meccanismi di voto non corrisponderebbe ancora alla loro reale incidenza sull’economia mondiale. “I Paesi occidentali fanno di tutto per impedire che qui si faccia giustizia”, ha denunciato il ministro.

L’abbandono del dollaro e il nuovo asse commerciale.

Sul piano monetario, Lavrov ha sottolineato come BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, Unione Economica Eurasiatica, ASEAN, Unione Africana e CELAC stiano costruendo proprie capacità e si stiano allontanando progressivamente dalla dipendenza dal dollaro come valuta di riserva. “Russia e Cina hanno già convertito completamente i loro scambi commerciali in rubli e yuan”, ha ricordato, segnalando tendenze analoghe in America Latina, nei rapporti con altri stati eurasiatici e tra i Paesi dell’ASEAN e della SCO.

Russia e Cina: i pilastri della stabilità.

Lavrov ha chiuso con una rivendicazione esplicita del ruolo che Mosca e Pechino intendono recitare sulla scena internazionale. “Russia e Cina, in quanto due grandi potenze, svolgono un ruolo stabilizzante nell’arena internazionale”, ha affermato, ricordando che entrambe erano già emerse dalla Seconda guerra mondiale come “pilastri di un nuovo ordine mondiale fondato sui principi della Carta dell’ONU”. Principi che, a suo avviso, i Paesi occidentali hanno sistematicamente disatteso nel corso dei decenni, violando la sovrana uguaglianza degli Stati e il principio di non ingerenza negli affari interni. “Ci opponiamo fermamente a qualsiasi tentativo di rivedere o reinterpretare la Carta per giustificare le “necessarie” avventure delle nostre controparti occidentali”, ha concluso.

foto Armenpress