Lavoro tramite piattaforme digitali, il governo approva in via preliminare il decreto attuativo della direttiva UE: più tutele per i rider e limiti alla gestione algoritmica
Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare, su proposta del ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, e del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, il decreto legislativo che recepisce la direttiva (UE) 2024/2831 sul miglioramento delle condizioni di lavoro nelle piattaforme digitali, in attuazione della delega prevista dall’articolo 11 della legge 91/2025.
Il provvedimento introduce una disciplina organica per il lavoro tramite piattaforme digitali, applicabile a tutte le piattaforme che organizzano attività lavorativa sul territorio nazionale, indipendentemente dalla sede legale dell’azienda.
Presunzione di subordinazione estesa.
Una delle novità più rilevanti riguarda la qualificazione del rapporto di lavoro: il decreto estende la presunzione di subordinazione già in vigore per i rider, individuando come elementi rilevanti , oltre all’organizzazione del lavoro da parte della piattaforma e alla soggezione a direttive su contenuti, modalità e tempi della prestazione , anche l’utilizzo di sistemi automatizzati capaci di incidere sui poteri di direzione e controllo. Le stesse tutele si applicano anche a chi lavora attraverso intermediari, ampliando così la platea dei lavoratori potenzialmente riconosciuti come subordinati.
Limiti alla gestione algoritmica dei dati.
Sul fronte della gestione algoritmica, il decreto introduce paletti stringenti al trattamento dei dati personali dei lavoratori. Viene vietato il trattamento di dati relativi allo stato emotivo o psicologico, alle conversazioni private e all’esercizio di diritti fondamentali, così come la possibilità di dedurre informazioni su convinzioni personali, condizioni di salute, appartenenza sindacale o orientamento sessuale. Vietata anche la raccolta di dati nei momenti in cui il lavoratore non sta effettivamente svolgendo l’attività né si sta proponendo per farlo. Le piattaforme dovranno inoltre effettuare una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e rispettare specifici obblighi informativi sui sistemi impiegati.
Supervisione umana obbligatoria.
Tra le misure più significative, il decreto impone la supervisione umana sui sistemi automatizzati, con valutazioni periodiche del loro impatto e l’adozione di misure correttive , fino alla sospensione dell’utilizzo del sistema stesso , qualora emergano rischi di discriminazione. Le decisioni che incidono in modo significativo sulla posizione lavorativa , come limitazione, sospensione o cessazione del rapporto, o la chiusura dell’account , dovranno essere adottate esclusivamente da una persona fisica, pena la nullità della decisione stessa. Ai lavoratori viene inoltre riconosciuto il diritto di ottenere una spiegazione scritta per ogni decisione automatizzata che li riguarda e di chiederne il riesame, con obbligo di rettifica da parte della piattaforma e, in caso di mancata correzione, diritto al risarcimento del danno.
Sicurezza, trasparenza e sanzioni.
Il provvedimento rafforza infine le tutele in materia di salute e sicurezza sul lavoro, includendo misure di prevenzione specifiche per i rischi legati all’organizzazione algoritmica delle mansioni, e attiva canali di segnalazione contro violenze e molestie. Vengono introdotti obblighi di informazione e consultazione dei rappresentanti dei lavoratori, oltre a doveri di trasparenza nei confronti delle autorità competenti , con l’accortezza di evitare duplicazioni di dati già in possesso delle amministrazioni pubbliche. Il testo disciplina inoltre la cooperazione tra le autorità nazionali e quelle degli altri Stati membri, anche attraverso l’Autorità europea del lavoro, insieme a un sistema di tutele contro eventuali atti ritorsivi e a un apposito regime sanzionatorio.
Le conseguenze.
Il provvedimento, una volta entrato definitivamente in vigore dopo i necessari passaggi istituzionali, è destinato a incidere in modo significativo sul settore del lavoro digitale in Italia, ampliando le tutele per centinaia di migliaia di rider, driver e altri lavoratori delle piattaforme. Le aziende del settore dovranno adeguare i propri sistemi di gestione algoritmica alle nuove prescrizioni, pena sanzioni e rischi di contenzioso legale legati alla presunzione di subordinazione, che potrebbe tradursi in un aumento dei costi del lavoro per le piattaforme e in un consolidamento delle tutele contrattuali per chi vi opera. Il testo dovrà ora proseguire il proprio iter, con l’acquisizione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti prima dell’approvazione definitiva.
