Lavoro giovanile, un under35 su tre è precario.
Il lavoro per i giovani resta segnato da precarietà e bassi salari, con forti divari di genere. È quanto emerge dal focus “Giovani e lavoro” dell’Osservatorio GenerationShip 2025 di Changes Unipol, realizzato da Kkienn Connecting People and Companies.
Secondo lo studio, il 34% dei lavoratori dipendenti under 35 ha un contratto non standard, una quota più che doppia rispetto agli adulti (15%). La precarietà colpisce in modo particolare le giovani donne: tra loro i contratti atipici superano il 40%, contro il 28% dei coetanei maschi. Una fragilità contrattuale che si riflette direttamente sui redditi: il 44% dei giovani guadagna meno di 1.500 euro netti al mese e solo il 27% supera i 2.000 euro. Nel complesso, un giovane su quattro non è economicamente autosufficiente e deve contare sul sostegno della famiglia.
La situazione è ancora più critica per le donne. Il 56% delle giovani lavoratrici percepisce meno di 1.500 euro netti mensili, a fronte del 35% degli uomini, e circa un terzo non riesce a mantenersi senza aiuti esterni. Le ragazze risultano inoltre più spesso occupate nelle piccole imprese (47% contro il 33% degli uomini), contesti che tendono a offrire minori tutele, percorsi di crescita meno strutturati e retribuzioni più basse.
Il rapporto evidenzia anche una diffusa insoddisfazione. Il 46% dei giovani occupati è alla ricerca attiva di un nuovo impiego, contro il 36% degli adulti, segno che la ricerca di lavoro è diventata una condizione permanente e non più una fase limitata all’ingresso nel mercato. Le giovani donne risultano mediamente meno soddisfatte e cambiano lavoro più spesso, mentre i giovani uomini sono più propensi a valutare opportunità all’estero (47%). Nel complesso, però, diminuisce la quota di chi considera il trasferimento: dal 58% del 2023 al 41% del 2025. Un dato che indica come l’emigrazione giovanile sia legata non tanto alla mancanza di lavoro in sé, quanto all’assenza di occupazioni percepite come interessanti, qualificate e adeguatamente retribuite.
Cambiare lavoro è ormai un’esperienza comune anche a inizio carriera: il 61% dei giovani ha già cambiato almeno una volta impiego, una quota analoga a quella degli adulti (62%), nonostante una minore anzianità lavorativa.
Sul fronte della ricerca di lavoro, l’online domina: il 52% dei giovani consulta annunci sul web, il 33% utilizza i social e il 21% le app. Crescono anche il passaparola (32%) e i contatti con agenzie e recruiter (24%). Complessivamente, l’uso dei canali digitali è salito dal 35% al 73%, mentre arretra l’offline.
La fiducia nel mercato del lavoro resta limitata: solo il 45% dei giovani dichiara una fiducia medio-alta. Le basse retribuzioni sono indicate come il problema principale dal 60% del campione, seguite da precarietà e incertezza (46%), scarsa meritocrazia (41%) e una cultura manageriale considerata arretrata (23%). Emergono anche difficoltà relazionali e di competizione con i colleghi più adulti (16%).
I giovani, tuttavia, si percepiscono come più preparati sul piano tecnologico (61%), più innovativi (58%) e adattabili (50%), mentre riconoscono agli adulti maggiore solidità, esperienza e resilienza. Le priorità nel lavoro sono cambiate: al primo posto non c’è più la carriera, ma il benessere complessivo. Oltre l’80% indica come fondamentali equilibrio tra vita e lavoro, salute e qualità della vita. La retribuzione ritenuta adeguata si colloca intorno ai 2.000 euro netti al mese, mentre per il work-life balance contano soprattutto orari flessibili, diritto al tempo libero e limiti al lavoro fuori orario.
