15 Luglio 2026
CulturaEuropa

Lavoro e intelligenza artificiale: nuove tutele per i professionisti.

L’avanzata dell’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il mondo del lavoro, sollevando timori crescenti tra giornalisti, illustratori, fotografi, traduttori, designer e insegnanti. Professioni creative e intellettuali si trovano di fronte a una sfida inedita: quella di convivere con algoritmi capaci di generare contenuti “umani” a costi quasi nulli.

Per questo, l’eurodeputato Claudiu-Richard Târziu (ECR) ha chiesto alla Commissione europea quali misure concrete intenda adottare per proteggere i posti di lavoro e la dignità professionale dei lavoratori nell’era dell’automazione.

L’IA non sostituirà le persone, ma cambierà il modo di lavorare.

Sul tema, la vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu ha chiarito che, secondo le ricerche più recenti, l’intelligenza artificiale non eliminerà intere professioni, ma ne trasformerà la struttura e la qualità.

“L’IA – spiega – automatizzerà alcune attività, ma potrà al contempo complementare le competenze umane, creando nuove opportunità e modelli di lavoro”. L’obiettivo di Bruxelles è assicurare che lo sviluppo e l’uso dell’intelligenza artificiale avvengano in modo sicuro, etico e rispettoso dei diritti fondamentali, senza compromettere la stabilità occupazionale.

Un approccio regolato da trasparenza e diritti.

La strategia europea si fonda su un quadro normativo ampio, che combina leggi sul lavoro, trasparenza algoritmica e responsabilità etica.

Tra gli strumenti principali figura la Direttiva sul lavoro tramite piattaforme digitali, che introduce regole chiare sull’uso degli algoritmi nella gestione delle attività: i lavoratori e gli autonomi devono poter conoscere come vengono assegnati i compiti, come vengono calcolati i compensi e contestare decisioni automatizzate, richiedendo un intervento umano.

L’AI Act: regole rigorose per un’IA “ad alto rischio” nel lavoro.

Un altro pilastro è l’AI Act, la prima normativa europea sull’intelligenza artificiale, che classifica i sistemi utilizzati per la gestione del personale o la selezione dei candidati come “ad alto rischio”.

Questo comporta obblighi stringenti di trasparenza, sicurezza e supervisione umana, in modo da garantire che le tecnologie siano impiegate in modo equo e che non si verifichino discriminazioni o abusi nei luoghi di lavoro.

Formazione: nasce l’Unione delle Competenze.

La Commissione, oltre alle regole, punta sulla formazione continua come risposta strutturale all’automazione.

Nel marzo 2025 è stata lanciata l’“Union of Skills”, un’iniziativa europea che mira a fornire ai lavoratori le competenze necessarie per prosperare in un’economia guidata dall’IA e per rendere le transizioni digitale e verde più eque e inclusive.

Investimenti in lifelong learning, riqualificazione professionale e dialogo sociale sono considerati fondamentali per aiutare i lavoratori a cogliere le nuove opportunità tecnologiche, limitando i rischi di esclusione.

In arrivo la “Quality Jobs Roadmap”.

Guardando avanti, la Commissione ha annunciato che entro la fine del 2025 presenterà la “Quality Jobs Roadmap”, una tabella di marcia per la qualità del lavoro che affronterà anche l’impatto della digitalizzazione sui luoghi di lavoro.

Il piano sarà parte di una strategia più ampia per garantire posti di lavoro dignitosi, sicuri e di qualità, in un contesto in cui l’intelligenza artificiale è destinata a diventare una componente strutturale del mercato del lavoro europeo.

Una rivoluzione da governare, non da temere.

La Commissione ribadisce dunque un messaggio chiaro: l’IA non va demonizzata, ma governata. Con regole chiare, investimenti nelle competenze e un solido impianto etico, Bruxelles punta a trasformare la minaccia dell’automazione in un’opportunità di progresso sociale e professionale.

Come ha ricordato Mînzatu, “la tecnologia deve servire le persone, non sostituirle”.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay.com