12 Ottobre 2026
Sardegna

Lavoro, CGIA: “Pensioni a rischio, in dieci anni mezzo milione di under 35 in meno”

Negli ultimi dieci anni i giovani italiani tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di quasi 550 mila unità. E il trend non accenna a invertirsi: entro il 2029 oltre 3 milioni di lavoratori usciranno dal mercato del lavoro. La domanda che si pone l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, in un’analisi sulle prospettive del sistema pensionistico e occupazionale italiano alle prese con una crisi demografica ormai strutturale, è tanto semplice quanto inquietante: chi sostituirà questi lavoratori?

Secondo i dati del sistema informativo Excelsior di Unioncamere-Anpal citati dalla CGIA, saranno quasi 3 milioni gli italiani che lasceranno fabbriche e uffici nei prossimi anni, in gran parte appartenenti alla generazione dei baby boomer. A pagarne il prezzo più alto saranno soprattutto le piccole imprese, che hanno una capacità di attrazione nei confronti dei giovani nettamente inferiore rispetto alle grandi aziende. Del totale delle uscite previste, poco più di 1,6 milioni riguardano dipendenti del settore privato, 768.200 il pubblico impiego e 665.500 i lavoratori autonomi. A livello territoriale, saranno gli imprenditori lombardi a subire l’impatto maggiore, con un’incidenza delle uscite dei dipendenti privati sul totale pari al 64,6%, seguiti da Emilia-Romagna (58,6%) e Veneto (56,5%).

Sul fronte dell’immigrazione, la CGIA mette in guardia da facili ottimismi: “Chi sostiene che gli immigrati possano, nel tempo, colmare i vuoti occupazionali che si creeranno nel nostro Paese si sbaglia clamorosamente”. L’associazione ammette però che, nel breve periodo, l’ingresso di nuovi extracomunitari può rappresentare uno strumento utile per affrontare la sfida demografica, a patto di riuscire a preparare adeguatamente le persone nei Paesi di origine che intendono trasferirsi in Italia.

La spesa previdenziale continua a salire.

Quanto al sistema pensionistico, la CGIA richiama le proiezioni di Istat e Mef, secondo cui l’incidenza della spesa previdenziale sul Pil nazionale subirà un aumento transitorio, passando dall’attuale 15,4% a un picco stimato intorno al 17% verso il 2040, per poi scendere gradualmente sotto il 14% entro il 2070.

“Si tratta di previsioni di lungo periodo, quindi soggette a margini di errore che potrebbero non essere trascurabili; tuttavia, sembra che nel tempo il sistema sia in grado di autosostenersi”, osserva l’associazione. Resta però aperto un nodo cruciale: l’entità degli importi che verranno erogati agli aventi diritto nei prossimi decenni. Ai giovani di oggi, spesso alle prese con carriere lavorative discontinue e retribuzioni relativamente basse, l’Inps corrisponderà assegni contenuti, difficilmente sufficienti a garantire una vita dignitosa, avverte la CGIA, che propone di introdurre la possibilità di aderire, su base volontaria, a un risparmio previdenziale nominativo presso l’Inps.

Ancora, guardando ai prossimi decenni, per la CGIA limitare la spesa sanitaria potrebbe rivelarsi ancora più complesso che contenere quella previdenziale, considerando che la fascia d’età più avanzata arriverà a pesare per circa il 35% sulla popolazione complessiva entro il 2050.

L’Italia in controtendenza rispetto all’Europa.

I numeri sul calo demografico giovanile collocano l’Italia in una posizione di netto svantaggio rispetto al resto d’Europa: nel decennio 2015-2025 la diminuzione dei giovani nel nostro Paese è stata del 4,3%, contro una media dell’Eurozona ferma al -0,4%. Se anche la Germania ha registrato una flessione (-1,8%), le altre grandi economie europee mostrano invece una tendenza opposta: la Francia segna un +1,6%, la Spagna un +5,3% e i Paesi Bassi, complice soprattutto l’apporto dell’immigrazione, un +11,5%.