10 Agosto 2026
Sardegna

Lavoro: 443mila assunzioni previste a novembre, oltre 1,3 milioni entro gennaio 2026.

Le imprese italiane stimano circa 443mila assunzioni nel mese di novembre e oltre 1,3 milioni nel trimestre novembre 2025 – gennaio 2026. Si tratta di una leggera contrazione rispetto all’anno precedente, pari a 12mila posizioni in meno su base mensile (-2,6%) e 24mila sul trimestre (-1,8%). Nonostante la domanda di lavoro mostri segni di raffreddamento, resta molto elevata la difficoltà di reperimento: 202mila profili, pari al 45,7% del totale, risultano infatti difficili da trovare. Il quadro emerge dal Bollettino del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, realizzato nell’ambito del Programma nazionale “Giovani, donne e lavoro” cofinanziato dall’Unione europea.

Settore primario: 27mila entrate a novembre.

Nel comparto agricolo si prevedono 27mila ingressi nel solo mese di novembre e 77mila entro gennaio 2026. Il maggiore contributo arriva dalle coltivazioni ad albero, che programmano oltre 9mila assunzioni nel mese e circa 27mila nel trimestre, e dalle coltivazioni di campo, che stimano 8mila entrate a novembre e quasi 23mila nel trimestre. In aumento, rispetto all’anno precedente, anche le assunzioni nei servizi connessi all’agricoltura, che raggiungono quota 5mila nel mese (+13%) e 11mila nel trimestre (+6%).

Industria: 118mila assunzioni nel mese.

L’industria italiana prevede circa 118mila assunzioni nel mese di novembre e 352mila nel trimestre successivo. Nel manifatturiero spicca la meccatronica, che da sola porta in dote oltre 17mila lavoratori nel mese e più di 57mila nel trimestre. Seguono la metallurgia e la produzione di metalli, con circa 13mila assunzioni previste nel mese e oltre 41mila nel trimestre, e l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, che registra oltre 13mila ingressi nel mese e 38mila nel trimestre. Parallelamente, il settore delle costruzioni continua a mostrare una forte richiesta di manodopera, con 45mila entrate previste a novembre e 128mila entro gennaio.

Terziario: turismo e commercio guidano la domanda.

Nel terziario la domanda si mantiene sostenuta, con 298mila contratti programmati a novembre e oltre 890mila nel trimestre. A trainare il comparto è il turismo, che si prepara a effettuare 74mila assunzioni nel mese e 224mila nel periodo novembre-gennaio. Il commercio segue con 70mila entrate previste a novembre e 193mila nel trimestre, mentre i servizi alla persona si attestano a 52mila e 162mila rispettivamente.

Contratti: prevale il tempo determinato.

La forma contrattuale più utilizzata resta il tempo determinato, che interessa 256mila nuovi ingressi e rappresenta il 57,9% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato, pari a 83mila posizioni (18,7%), e quelli in somministrazione, con 42mila unità (9,4%).

Mismatch: criticità per quasi metà dei profili.

Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro rimane uno dei principali ostacoli per le imprese. Le difficoltà derivano soprattutto dalla scarsità di candidati, che incide per il 29,5%, e in misura minore da una preparazione considerata insufficiente, pari al 13,1%. Le tensioni più acute si registrano nelle industrie metallurgiche e metallifere, dove quasi due profili su tre risultano difficili da trovare (63,7%), seguite dal settore delle costruzioni (62,3%), dal legno-arredo (58,7%), dal tessile-abbigliamento e calzature (57,2%) e dai servizi informatici e delle telecomunicazioni (53,7%).

Sul fronte delle professioni, tra le figure intellettuali e scientifiche risultano particolarmente difficili da reperire gli analisti e specialisti IT, con una quota del 61,2%, e gli ingegneri, con il 55,9%. Nel campo tecnico le difficoltà maggiori riguardano i tecnici dell’ingegneria (62,5%), i tecnici della gestione dei processi produttivi e i tecnici della salute, entrambi con una quota del 62%. Nei servizi spiccano gli operatori della cura estetica, difficili da trovare nel 65,2% dei casi, e le professioni sanitarie e sociali qualificate, che presentano una difficoltà del 55%. Tra gli operai specializzati emergono criticità per meccanici, montatori e manutentori di macchine (73,6%), per gli addetti del tessile e dell’abbigliamento (72,4%) e per gli addetti alle rifiniture nelle costruzioni (71,6%). Anche nel settore primario si registrano tensioni, in particolare per i tecnici dei rapporti con i mercati, difficili da reperire nell’89,6% dei casi, per gli addetti alla ristorazione (67,1%) e per gli allevatori e operai specializzati della zootecnia (66,7%). In aumento, inoltre, la difficoltà nel reperire personale non qualificato per le foreste e la cura degli animali, la pesca e la caccia (74,8%) e per i conduttori di macchine agricole (69,2%).

Titoli di studio: ITS Academy e laureati restano i più rari.

Nel mese di novembre le imprese prevedono l’assunzione di oltre 67mila laureati, quasi 10mila diplomati ITS Academy, circa 129mila diplomati tecnico-professionali e più di 197mila persone in possesso di un titolo di istruzione e formazione professionale (IeFP). Le difficoltà di reperimento sono più elevate proprio per i diplomati ITS Academy, difficili da trovare nel 63,8% dei casi, seguiti dai laureati, per i quali la quota di introvabilità raggiunge il 50,6%.

Immigrati: oltre un’assunzione su cinque.

La quota di assunzioni che le imprese prevedono di coprire grazie a lavoratori immigrati si attesta al 23,1% delle entrate complessive. I settori in cui il ricorso alla manodopera straniera è più intenso sono l’agricoltura, la silvicoltura e la caccia, dove il 47,2% degli ingressi sarà coperto da personale immigrato; il tessile-abbigliamento, con una quota del 40%; le costruzioni, con il 33,4%; la metallurgia e i prodotti in metallo, con il 28,6%; e i servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio, che raggiungono il 27%.

Nord-Est l’area più esposta al mismatch.

Dal punto di vista territoriale, il Nord-Est si conferma l’area con le maggiori difficoltà di reperimento, con il 52,1% dei profili ricercati difficili da coprire. Seguono il Nord-Ovest, con una quota del 46,1%, il Centro, che si attesta al 44,6%, e infine il Sud e le Isole, dove la percentuale scende al 41,4%.