15 Luglio 2026
EuropaPolitica

L’annuncio di Trump: “Colloqui con Hamas stanno procedendo rapidamente”.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che la prima fase del suo piano per risolvere la crisi nella Striscia di Gaza potrebbe essere completata entro la prossima settimana. Lo ha scritto in un post su Truth Social, sottolineando che “i colloqui con Hamas e con numerosi Paesi arabi e musulmani hanno avuto esiti molto positivi e stanno procedendo rapidamente”.

Negoziati in Egitto.

Trump ha spiegato che i team tecnici si incontreranno nuovamente oggi in Egitto, con l’obiettivo di chiarire gli ultimi dettagli. Secondo il presidente, la tempistica è cruciale: “Ogni ritardo rischia di causare un bagno di sangue, qualcosa che nessuno vuole vedere”.

I punti del piano.

Presentato alla fine di settembre, il piano elaborato dalla Casa Bianca prevede 20 punti tra cui l’istituzione di un’amministrazione temporanea esterna per Gaza e il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione. Israele ha già espresso il proprio assenso, mentre Hamas mantiene una posizione interlocutoria, chiedendo garanzie sullo scambio di prigionieri e sul cessate il fuoco.

Le pressioni su Netanyahu e Hamas.

Secondo fonti giornalistiche, Trump avrebbe avuto uno scontro telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, accusato di eccessivo pessimismo nei confronti della proposta americana. “Questa è una vittoria, accettala”, avrebbe intimato l’ex tycoon. Parallelamente, Trump ha avvertito Hamas che, in caso di rifiuto, il movimento rischia la “distruzione completa”.

Il nodo ostaggi.

La prima fase dei negoziati dovrebbe concentrarsi sul rilascio dei 48 ostaggi israeliani, di cui 20 ancora in vita, in cambio di 250 prigionieri palestinesi e di 1.700 detenuti arrestati dopo il 7 ottobre. Il premier israeliano ha però ribadito che senza il rilascio totale degli ostaggi, vivi o morti, non ci sarà alcun passo avanti.

Le richieste di Hamas.

Il movimento palestinese, dal canto suo, ha posto una serie di condizioni: una tregua totale, il ritiro dell’esercito israeliano alle posizioni precedenti all’accordo di gennaio e la sospensione dei raid aerei e delle operazioni con droni durante i negoziati. Hamas insiste inoltre sul rilascio di figure di spicco come Marwan Barghouti e altri leader storici, opzione che Israele rifiuta categoricamente.

Una pace ancora lontana.

Nonostante l’ottimismo di Trump, gli osservatori avvertono che il percorso resta in salita: il disarmo di Hamas, la futura governance di Gaza e il ruolo dell’Autorità Nazionale Palestinese sono capitoli aperti che potrebbero far deragliare i colloqui. Il pressing statunitense, con il sostegno di mediatori egiziani e qatarioti, sarà decisivo per capire se questa settimana segnerà davvero l’inizio di una nuova fase per Gaza.

foto hosny salah da Pixabay.com