L’algoritmo che crea dipendenza: TikTok nel mirino dell’Europa, Meta e YouTube condannati negli Usa
Per la prima volta nella storia della regolazione digitale, le istituzioni non contestano i contenuti illegali ma la struttura stessa delle piattaforme: lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche compulsive. L’Europa ha trovato TikTok in violazione del Digital Services Act per il design addittivo, mentre una giuria americana ha dichiarato Meta e YouTube responsabili per aver costruito piattaforme che creano dipendenza. Al centro del dibattito c’è una domanda sempre più urgente: il modello di business dei social media è compatibile con la salute mentale dei bambini?
La Commissione europea: “TikTok viola il DSA con il suo design”.
Il 6 febbraio 2026, ricorda un recente lavorod i indagine di Mar Negreiro e Öykü Dilara Anaç, la Commissione europea ha pubblicato i risultati preliminari di un’indagine che segna una svolta nella storia della regolazione digitale: TikTok è stata trovata in violazione del Digital Services Act non per i contenuti che ospita, ma per come è costruita. È la prima volta che un’azione regolatoria europea si concentra non su contenuti illegali, non sulla protezione dei dati, non sulla concorrenza sleale, ma sull’architettura stessa di una piattaforma e sui meccanismi con cui è progettata per trattenere gli utenti il più a lungo possibile.
Le funzionalità nel mirino della Commissione sono quelle che chiunque abbia usato TikTok riconosce immediatamente: lo scroll infinito, che elimina qualsiasi punto di arresto naturale nella navigazione; l’autoplay, che avvia automaticamente il video successivo senza che l’utente debba fare nulla; le notifiche push, progettate per richiamare l’attenzione degli utenti anche quando non stanno usando l’app; i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati, capaci di costruire un flusso di contenuti cucito su misura per ciascun utente in modo da renderlo sempre più difficile da interrompere. Secondo la Commissione, TikTok ha ignorato indicatori chiari di uso compulsivo della piattaforma, tra cui il tempo trascorso dai minori sull’app nelle ore notturne e la frequenza con cui gli utenti la riaprono nel corso della giornata.
TikTok ha ora la facoltà di esercitare il proprio diritto alla difesa, esaminare i documenti dell’indagine e rispondere per iscritto alle contestazioni. Se le conclusioni preliminari venissero confermate, la Commissione potrebbe emettere una decisione di non conformità con una multa fino al 6% del fatturato mondiale annuo della piattaforma , che nel 2025 è stato stimato in oltre 30 miliardi di euro. Ma al di là della sanzione economica, l’aspetto più rilevante è quello strutturale: la Commissione non chiede aggiustamenti marginali o controlli facoltativi affidati agli utenti, ma un ripensamento profondo dell’architettura di base del servizio.
Negli Stati Uniti, una giuria condanna Meta e YouTube: un precedente storico.
A poche settimane di distanza, nel marzo 2026, anche dall’altra parte dell’Atlantico è arrivata una sentenza destinata a fare storia. Una giuria americana ha dichiarato Meta e YouTube responsabili per aver progettato piattaforme addittive. È la prima volta che le principali aziende dei social media vengono ritenute colpevoli da una giuria statunitense per questa specifica ragione. I danni liquidati , sei milioni di dollari , sono cifre irrisorie per due colossi che valgono migliaia di miliardi di dollari, ma il valore della sentenza non è economico: è il precedente che essa stabilisce. La logica del design addittivo, fino ad oggi difesa come semplice ottimizzazione dell’esperienza utente, è stata per la prima volta qualificata come negligenza giuridicamente rilevante.
TikTok, dal canto suo, ha raggiunto un accordo stragiudiziale prima del processo nell’ambito di un’analoga causa in California che coinvolgeva anche Meta e YouTube.
Come funziona il meccanismo della dipendenza digitale.
Per comprendere perché queste piattaforme siano così difficili da abbandonare, è necessario capire come funzionano a livello neurobiologico. Il modello di business dei social media si regge su un principio semplice: più tempo un utente trascorre sulla piattaforma, più pubblicità può essere mostrata, e dunque più denaro viene guadagnato. Per massimizzare questo tempo, le piattaforme sono progettate per attivare il rilascio di dopamina , il neurotrasmettitore che il cervello produce in risposta all’attesa di una ricompensa. Ogni like, ogni nuovo video, ogni notifica è concepita per generare quella piccola scarica di soddisfazione che spinge a continuare a scorrere, ad aprire di nuovo l’app, a non smettere mai davvero.
Il risultato è documentato da una crescente mole di ricerche. L’uso eccessivo dei social media , definito come più di tre ore al giorno sulle piattaforme online , è associato a livelli più elevati di depressione e ansia, in particolare tra gli adolescenti. Un’indagine del Pew Research Center del 2025 ha rilevato che i minori americani tra i 13 e i 17 anni sono molto più propensi rispetto a due anni fa a descrivere il proprio uso dei social media come eccessivo: quasi la metà dichiara di trascorrervi troppo tempo, e una quota significativa è connessa “quasi costantemente”. Anche tra i teenagers europei di 16 e 17 anni, ricerche recenti mostrano che i ragazzi riferiscono di passare sulle piattaforme più tempo di quanto vorrebbero e di perdere ore di sonno notturno. Dormire meno a causa dello smartphone è un fattore di rischio documentato per depressione e irritabilità. Tra bambini e adulti, l’uso eccessivo degli schermi è stato associato a modificazioni della funzione cerebrale, tra cui ridotta capacità di attenzione e controllo degli impulsi più debole. Il cervello adolescente è particolarmente vulnerabile: l’esposizione costante a meccanismi di confronto sociale, contenuti curati algoritmicamente e cicli di coinvolgimento progettati per non avere fine può generare un livello di stress psicologico che persiste ben oltre il momento in cui si spegne lo schermo.
TikTok è oggi la piattaforma con la crescita più rapida nella storia dei social media: nell’Unione europea conta oltre 200 milioni di utenti attivi. Gli utenti vi trascorrono in media 137 minuti al giorno , erano 27 minuti nel 2019 , e la aprono circa otto volte quotidianamente. Più del 20% degli adolescenti americani la utilizza “quasi costantemente”.
Il Digital Services Act e i suoi limiti: il “Design addittivo” non compare nel testo.
La base giuridica su cui si fonda l’azione della Commissione è il Digital Services Act, il grande regolamento europeo sulle piattaforme digitali entrato in vigore nel 2023. Tuttavia, la parola “design addittivo” non compare esplicitamente nel testo. Il fondamento legale dell’indagine risiede in due articoli chiave: l’articolo 34, che obbliga le piattaforme di grandi dimensioni a effettuare valutazioni dei rischi sistemici , inclusi quelli per la salute pubblica, per i minori e per il benessere fisico e mentale degli utenti , e l’articolo 35, che le obbliga ad adottare misure efficaci per mitigare tali rischi. A questi si aggiunge l’articolo 25, che vieta qualsiasi design dell’interfaccia utente concepito per ingannare, manipolare o alterare in modo significativo la capacità degli utenti di prendere decisioni libere e informate , il cosiddetto dark pattern. L’articolo 28, infine, introduce protezioni specifiche per i minori online.
La sfida interpretativa è reale: stabilire dove finisce un design efficace e attraente e dove inizia un design manipolativo e dannoso non è semplice. Le organizzazioni della società civile criticano in particolare la scarsa trasparenza delle valutazioni del rischio che le piattaforme presentano ogni anno alla Commissione: le metodologie usate non sono sempre verificabili, e le affermazioni dei colossi tecnologici non sempre trovano riscontro nei dati forniti.
Cosa cambia ora: verso il Digital Fairness Act.
Se le conclusioni della Commissione venissero confermate, si stabilirebbe il primo precedente europeo su come le piattaforme devono intervenire per mitigare i rischi legati alle funzionalità progettate per massimizzare il coinvolgimento. Le misure richieste a TikTok includono la disattivazione delle funzionalità più addittive , a cominciare dallo scroll infinito , l’introduzione di pause obbligatorie sul tempo di utilizzo anche nelle ore notturne e una revisione sostanziale dei sistemi di raccomandazione.
Il tema sta guadagnando attenzione politica crescente su entrambe le sponde dell’Atlantico. Molti esperti e associazioni dei consumatori ritengono che le restrizioni per età siano insufficienti, perché spostano la responsabilità dalle piattaforme agli utenti. Allo stesso modo, i controlli parentali non bastano: richiedono un livello di alfabetizzazione digitale che non tutti i genitori possiedono, e in ogni caso trasferiscono sulle famiglie un onere che dovrebbe ricadere sulle aziende. L’Associazione europea dei consumatori BEUC sostiene che queste misure debbano essere affiancate da componenti di fairness by design , ovvero progettazione orientata all’equità e al benessere fin dall’architettura della piattaforma.
Il prossimo passo normativo sarà il Digital Fairness Act, ancora in discussione, che potrebbe introdurre obblighi ancora più stringenti: l’obbligo di disattivare le funzionalità manipolative e protezioni più ampie per i bambini. La domanda di fondo, però, rimane aperta e scomoda: il modello di business dei social media , che si regge sulla vendita di attenzione , è strutturalmente compatibile con la tutela della salute mentale delle generazioni più giovani?
