6 Giugno 2026
Europa

L’Alberta sfida Ottawa: il Canada rischia la spaccatura?

Il Canada torna a fare i conti con i propri fantasmi separatisti. Questa volta non è il Québec a scuotere l’unità nazionale, ma l’Alberta, la ricca provincia occidentale che produce petrolio e nutre da anni un profondo risentimento nei confronti di Ottawa. La premier conservatrice Danielle Smith ha annunciato un referendum per il 19 ottobre: non un voto diretto sull’indipendenza, ma un primo passo , quello che i costituzionalisti definiscono l’avvio del processo legale , che potrebbe aprire la strada a una futura consultazione vincolante sulla secessione.

La risposta del primo ministro federale Mark Carney è stata immediata e tagliente. Il referendum separatista, ha detto, rischia di diventare un “pericoloso bluff”. Carney ha evocato la propria esperienza diretta durante il Brexit del 2016, quando era governatore della Banca d’Inghilterra: “Dieci anni dopo stanno ancora cercando di rimediare a ciò che la gente non pensava di votare”. Ha ribadito l’esistenza di “ragioni molto forti per un’Alberta solida in un Canada unito”.

Energia, clima e populismo: le radici del malcontento.

A differenza del nazionalismo québécois , fondato su lingua e identità culturale , quello albertano affonda le radici in dispute economiche. L’Alberta detiene le quarte riserve petrolifere e i suoi abitanti accusano da decenni le politiche climatiche federali di soffocare lo sviluppo energetico della provincia. Le battaglie su gasdotti, carbon tax e regolamentazione ambientale hanno alimentato una frattura sempre più profonda con Ottawa.

Il movimento ha poi preso ulteriore slancio durante la pandemia, quando l’Alberta è diventata epicentro delle proteste contro lockdown, mascherine e obblighi vaccinali. Gli analisti parlano di una deriva verso un populismo di stampo americano, incentrato sul nazionalismo energetico e sulla diffidenza verso le istituzioni federali.

Il sostegno alla consultazione è più forte tra gli uomini di mezza età e anziani residenti fuori dalle grandi città, Calgary ed Edmonton. Un sondaggio dell’Angus Reid Institute rivela però che la maggioranza degli albertani non vuole rompere con il Canada: il 60% voterebbe contro l’avvio del processo di separazione, mentre il 67% si dichiara favorevole a restare nel Paese. Solo il 30% appoggia l’indipendenza.

Smith ha dichiarato di sostenere personalmente l’unità del Canada, ma ha giustificato la mossa con la pressione popolare: circa 700.000 albertani , su una popolazione di poco più di 5 milioni , avrebbero firmato petizioni legate alla questione. Non mancano però le critiche anche dal fronte separatista: l’avvocato Jeffrey Rath ha accusato la premier di aver tradito gli elettori evitando un voto diretto sull’indipendenza, sostenendo che Smith avrebbe raggiunto un accordo con Carney per bloccare il referendum in cambio dell’approvazione di un gasdotto verso l’Asia.

I costituzionalisti: “La secessione unilaterale non è percorribile”.

Sul piano giuridico, gli esperti sono unanimi: l’Alberta non può lasciare il Canada da sola. Emmett Macfarlane, professore di scienze politiche all’Università di Waterloo, ricorda che la questione è regolata dal parere della Corte Suprema del 1998 sul referendum québécois: se una chiara maggioranza si esprimesse per la separazione con una domanda altrettanto chiara, il governo federale e le province sarebbero obbligati a negoziare , ma l’esito non sarebbe scontato. Qualunque processo richiederebbe emendamenti costituzionali con il coinvolgimento del Parlamento e di tutte le province.

Al centro di ogni negoziato ci sarebbero poi i diritti dei popoli indigeni. Il Grand Chief Trevor Mercredi, delle First Nations del Treaty 8 dell’Alberta, ha definito la spinta separatista “pericolosa, incostituzionale e profondamente irrispettosa” verso i trattati storici. Il Treaty 8, firmato nel 1899 , prima ancora che l’Alberta diventasse provincia , copre una vasta area del nord albertano.

Uscire dal Canada significherebbe perdere l’accesso ai trattati di libero scambio che coprono un miliardo e mezzo di persone nel mondo.

La campagna in vista del voto del 19 ottobre si preannuncia come uno degli scontri politici più accesi nella storia recente del Paese. “È la battaglia della nostra vita”, ha dichiarato il leader dell’opposizione albertana Naheed Nenshi in un recente comizio. Faremo di tutto, useremo ogni energia che abbiamo per dire: siamo canadesi e lo saremo sempre”.

foto James Wheeler da Pixabay.com