10 Giugno 2026
Politica

Lai sul Dl Sicurezza: “Colpo mortale alla canapa in Sardegna”.

“L’approvazione del Dl Sicurezza (Dl 11 aprile 2025, n. 48) rappresenta un danno certo, non più solo un rischio, per la Sardegna e per la filiera agricola della canapa, una coltura storica e radicata nell’isola sin dal Medioevo e consolidata nel XIX secolo.” Lo dichiara Silvio Lai, parlamentare sardo del Partito Democratico e componente della Commissione Bilancio alla Camera.

“Le nuove disposizioni del decreto, con l’inserimento del divieto della coltivazione, produzione, trasformazione e vendita delle infiorescenze della canapa, colpiscono oltre 500 ettari di terreni coltivati a canapa e un comparto che già oggi dà lavoro diretto e indiretto a più di 300 persone tra agricoltori, cooperative e trasformatori”, sottolinea Lai. “Si tratta di una misura ingiusta, miope e antiscientifica, che criminalizza una filiera agricola virtuosa e sostenibile, pilastro di molte comunità rurali e alternativa ecologica alle colture intensive”.

“La canapa – prosegue Lai – coltivata tra laltro per usi tessili e alimentari da secoli in Sardegna, rappresenta un patrimonio storico che oggi trova nuova linfa nella produzione sostenibile e nella green economy. Ma il Dl Sicurezza cancella con un colpo di penna anni di investimenti e progetti di riconversione agricola, danneggiando un settore che offriva un’alternativa concreta al declino delle aree interne e alla disoccupazione giovanile. Secondo le stime delle associazioni di categoria, il danno economico potenziale supera 1,5 milioni di euro l’anno, tra mancati ricavi e investimenti persi”.

“Il governo ha scelto la repressione cieca e il furore ideologico anziché la regolamentazione intelligente – denuncia Lai – colpendo non la criminalità, ma gli agricoltori che con coraggio hanno puntato su una coltura antica e innovativa. È un errore gravissimo, che va contro la vocazione green della Sardegna e contro le politiche europee per la sostenibilità e l’agricoltura circolare”.

Infine, Lai segnala la possibilità di contestazione legale presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea: “La norma colpisce in modo sproporzionato un’attività agricola legittima, in violazione dei principi europei di libera circolazione delle merci e di proporzionalità delle sanzioni”.