7 Agosto 2026
Politica

L’acqua come arma: il Parlamento Europeo lancia l’allarme sulla governance idrica transfrontaliera

L’acqua non è più soltanto una questione ambientale. È diventata una questione di sicurezza, di pace e di sopravvivenza. Lo afferma con chiarezza un briefing pubblicato ad aprile 2026 dal Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo (EPRS), che traccia un quadro allarmante della gestione globale delle risorse idriche transfrontaliere e chiede all’Unione Europea di assumere un ruolo di leadership prima che sia troppo tardi.

Un pianeta in “bancarotta idrica”.

Il punto di partenza è brutale: tre quarti della popolazione mondiale vive in paesi con scarsità d’acqua. Circa 4 miliardi di persone sperimentano una carenza idrica severa almeno un mese all’anno. Oltre 2,2 miliardi non hanno accesso ad acqua potabile sicura. Ogni giorno, circa mille bambini sotto i cinque anni muoiono per malattie legate ad acqua contaminata e scarsa igiene.

Un rapporto pubblicato nel gennaio 2026 dall’Istituto delle Nazioni Unite per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute (UNU-INWEH) ha coniato per questa realtà un termine preciso: “bancarotta idrica globale”. In molte aree del pianeta, l’acqua viene consumata più velocemente di quanto la natura riesca a rigenerarla, e fiumi, laghi, acquiferi e ghiacciai potrebbero non riprendersi mai completamente. Il linguaggio della “crisi temporanea”, avverte il rapporto, non descrive più quello che sta accadendo.

Gli accordi ci sono, ma non bastano.

Il problema non è solo fisico è anche politico e giuridico. Nel mondo, 153 Paesi condividono 313 bacini lacustri e fluviali e 468 acquiferi transfrontalieri. Eppure solo 43 di queste nazioni hanno più del 90% dei propri bacini condivisi coperti da accordi bilaterali o regionali. Complessivamente, solo il 60% delle aree transfrontaliere è regolamentato da intese formali, e molte di queste restano parzialmente o scarsamente attuate.

I due principali strumenti giuridici internazionali , la Convenzione UNECE del 1992 sulla protezione e l’uso dei corsi d’acqua transfrontalieri e la Convenzione ONU del 1997 sui corsi d’acqua internazionali , sono ancora lontani dall’applicazione universale. Ad aprile 2026, solo 29 paesi erano parti di entrambe le convenzioni. Grandi bacini come l’Eufrate-Tigri, il Gange, il Mekong e il Nilo non sono coperti da tutti i paesi rivieraschi.

I conflitti crescono mentre la cooperazione arretra.

La tendenza più preoccupante è quella rilevata da uno studio pubblicato nel 2025 su Nature Communications: dal 2017 il numero di eventi conflittuali legati all’acqua supera quello degli atti di cooperazione. Un’inversione di rotta che il rapporto EPRS documenta con una serie di casi concreti.

In Asia meridionale, India e Pakistan si fronteggiano dopo che Nuova Delhi ha sospeso nel 2025 il Trattato sulle Acque dell’Indo del 1960, privando Lahore e Karachi di forniture idriche ed energetiche essenziali. In Asia orientale, la costruzione della Grande Diga della Curva da parte della Cina sul fiume Yarlung Tsanpo-Brahmaputra ha spinto l’India a costruire una contro-diga a valle, aumentando le tensioni in una regione già fragile. In Africa, l’inaugurazione della Grande Diga della Rinascita Etiopica (GERD) sul Nilo Azzurro, avvenuta nel settembre 2025, ha ulteriormente inasprito le relazioni tra Etiopia, Sudan ed Egitto, che si rifiuta di abbandonare i privilegi garantiti da un trattato coloniale del 1959.

L’acqua viene persino usata come arma di guerra: in Ucraina, la distruzione della diga di Kakhovka ha privato milioni di civili di accesso all’acqua potabile. Nel conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, entrambe le parti si accusano reciprocamente di aver colpito impianti di desalinizzazione. In Gaza, diversi esperti ONU hanno definito la privazione intenzionale di acqua potabile ai civili palestinesi un possibile crimine contro l’umanità.

Le opportunità: dati, finanziamenti e dialogo.

Il rapporto – realizzato da Eric Pichon – non si limita a fotografare la crisi: indica anche le vie d’uscita. Tra i fattori chiave per rafforzare la cooperazione transfrontaliera figurano la condivisione trasparente dei dati idrici – facilitata dal monitoraggio satellitare e da sistemi informativi congiunti – il potenziamento delle capacità tecniche e amministrative dei paesi in via di sviluppo, meccanismi di finanziamento più diversificati e meccanismi credibili di risoluzione delle controversie.

Il documento cita anche alcune esperienze positive: la Commissione Internazionale per la Protezione del Danubio, che coordina 14 Paesi e l’UE con piani vincolanti e monitoraggio condiviso; la Commissione del Fiume Mekong; l’Organizzazione per la valorizzazione del fiume Senegal, dove i costi sono ripartiti in base ai benefici ricevuti. Modelli che dimostrano come la cooperazione sia possibile, quando esiste la volontà politica.

L’Unione Europea ha progressivamente integrato la diplomazia idrica nella propria agenda di politica estera, riconoscendo l’acqua come diritto umano fondamentale e adottando un approccio “nexus” che lega la gestione idrica all’energia, al cibo e agli ecosistemi. Attraverso iniziative come il Team Europe per la gestione delle acque transfrontaliere in Africa e il sostegno all’Unione per il Mediterraneo, Bruxelles ha cercato di tradurre questi principi in azione concreta. La strategia europea per la resilienza idrica del 2025 ha riaffermato l’impegno internazionale dell’UE.

Il Parlamento Europeo: “Serve un rappresentante speciale”.

Sul tema, il Parlamento Europeo è andato oltre, chiedendo la creazione di un rappresentante speciale UE dedicato alle questioni idriche internazionali , una figura che coordini la diplomazia dell’acqua, lavori in sinergia con l’Inviato speciale ONU e promuova la cooperazione nei bacini transfrontalieri. Il Comitato per gli Affari Esteri sta preparando una raccomandazione formale che sarà discussa nella sessione plenaria di maggio 2026.

Tra le priorità indicate: condannare esplicitamente l’uso dell’acqua come arma nei conflitti, rafforzare i meccanismi internazionali di responsabilità , inclusa la persecuzione dei crimini di guerra ambientali contro le infrastrutture idriche, e garantire finanziamenti prevedibili e crescenti per la gestione transfrontaliera delle risorse idriche.

Un messaggio chiaro, in un momento in cui il tempo stringe: l’acqua non è un problema del futuro. È già, oggi, una delle principali cause di tensione geopolitica nel mondo.

foto PublicCo da Pixabay.com