La Serbia alla NATO: “Non siamo interessati”. Vucic conferma la neutralità di Belgrado.
La Serbia non entrerà nella NATO. Lo dice il presidente Aleksandar Vucic senza giri di parole, in un’intervista alla radiotelevisione pubblica serba: “Manterremo relazioni coerenti con la NATO, ma non aderiremo all’alleanza e preserveremo il nostro status neutrale”.
Una posizione che non sorprende, ma che in questo momento geopolitico acquista un peso specifico particolare.
Dietro la formula diplomatica di Vucic c’è una ferita che Belgrado non ha dimenticato e non intende rimuovere per convenienza: i bombardamenti NATO sulla Jugoslavia nel 1999. Settantotto giorni di raid aerei su un Paese europeo, senza mandato ONU, che lasciarono una traccia indelebile nella memoria collettiva serba e nei rapporti tra Belgrado e l’Occidente atlantico.
Il presidente serbo lo ribadisce con la stessa chiarezza con cui annuncia le esercitazioni congiunte con i paesi dell’alleanza previste per maggio: si può cooperare senza aderire. Si possono mantenere “relazioni coerenti” senza cancellare la storia.
È una distinzione sottile ma politicamente significativa.
L’equilibrismo serbo.
La Serbia è un Paese candidato all’adesione UE, intrattiene relazioni con Mosca e Bruxelles, confina con Stati aderenti alla NATO su quasi tutti i lati, e custodisce nel proprio tessuto identitario una diffidenza strutturale verso l’alleanza atlantica.
Vucic ha trasformato questo equilibrismo in un metodo di governo. Parlare con tutti, non legarsi a nessuno. Una neutralità che non è indifferenza, ma navigazione consapevole in acque difficili.
foto Daina Le Lardic Copyright: © European Union 2023 – Source : EP
