La Sardegna e la retorica dell’innovazione: Einstein Telescope e dintorni.
Mentre la politica regionale si affanna (sempre più in modo maldestro) nel descrivere la Sardegna come “terra vocata all’innovazione”, con l’Einstein Telescope, per esempio, innalzato a simbolo di una rinascita scientifico-tecnologica, i dati oggettivi delineano un quadro ben più sfumato — e per certi versi, preoccupante.
Secondo l’ultimo European innovation scoreboards, che misura le performance delle singole regioni d’Europa, la Sardegna si colloca stabilmente nelle retrovie di quasi tutti gli indicatori strategici. Altro che “hub del futuro”: l’Isola (qualcuno/a lo spieghi alla decaduta di Nùoro) resta inchiodata a un modello economico arretrato, poco attrattivo per investimenti strutturali e scarsamente connesso ai circuiti dell’innovazione industriale e tecnologica.
La percentuale di popolazione con un’istruzione terziaria è del 29,7%, ben al di sotto della media UE, piazzando la Sardegna al 226° posto su 239 regioni europee. Anche la formazione continua (lifelong learning) resta un nodo irrisolto, pur raggiungendo livelli moderati (79,8 punti su base UE 100). Nel frattempo, dalla Giunta dei migliori ci si limita a mettere qualche milionata per l’offerta dei soliti e inutili corsi di formazione, mentre il Consiglio regionale della Sardegna (bravo solo a regalare milioni a parrocchie, comuni amici e groupis di partito) propone addirittura l’istituzione (vista la proposta di legge per l’istituzione dell’ennesimo carrozzone politico) di una miserevole “Agenzia regionale dell’intelligenza artificiale”.
Ancora, mentre si celebrano progetti da miliardi come l’Einstein Telescope, i dati rivelano un altro scenario. La spesa in R&S nel settore pubblico è appena sotto la media UE (94,5), ma quella nel privato è disastrosa: appena il 27,3% dell’indice europeo. La Sardegna è 231ª su 239 in questo indicatore: un dato che smentisce l’idea di una regione dinamica e attrattiva per l’impresa innovativa. Qualcuno/a può avere ancora qualche dubbio sull’impatto che tale cattedrale nel deserto potrà avere nell’Isola e per il Paese, oltre le lobby che si stanno “vendendo pure le madri” pur di portare il progetto a Sos Enattos?
L’impiego di specialisti ICT, ancora, è fermo al 37,8% rispetto alla media UE (206° posto), segno di un ecosistema ancora fragile e scarsamente digitalizzato. Mancano medici, infermieri, agrcioltori e camerieri in Sardegna e qualcuno/a vuole forse aggiungere alla lista gli specialisti ICT? Da dove arriveranno?
Con un PIL pro capite di 27.400 PPS contro i 38.100 della media UE, la Sardegna resta tra le regioni economicamente più fragili. Anche la produttività del lavoro (80,6) è al di sotto della media, segno che l’innovazione annunciata non si traduce in ricchezza o benessere. Ma dalle parti di viale Trento, via Oslavia e via Roma, non si perde occasione per dire il contrario con la solita retorica e disinformazione (compresa quella foraggiata attraverso la pubblicità istituzionale su sagre, politiche regionali e “missioni” per il turismo e l’artigianato regionale).
Con appena il 6,9% di occupati nella manifattura (contro il 18,3% nazionale) e un’elevata incidenza di impiego nella pubblica amministrazione, inoltre, l’Isola continua a mostrare un tessuto economico poco dinamico, più adatto all’assistenzialismo che all’innovazione strutturale. Perchè i grandi progetti non dovrebbero seguire lo stesso triste andazzo?
È in questo contesto che si colloca l’Einstein Telescope, la grande infrastruttura scientifica proposta in Sardegna. Un progetto affascinante, ma che rischia di poggiare su fondamenta fragili. A che serve una cattedrale dell’astrofisica se il territorio che la ospita manca delle basi per sostenerla e farla fiorire nel lungo periodo?
Più che di retorica futurista, la Sardegna ha bisogno di infrastrutture quotidiane, competenze diffuse, lavoro stabile, e una visione economica organica. Senza un vero cambiamento nelle politiche educative, industriali e tecnologiche, il rischio è che l’Einstein Telescope diventi l’ennesima grande opera calata dall’alto: prestigiosa sulla carta, disancorata dalla realtà.
Una triste storia per l’isola, che dovrebbe ricordare ai non alfabeti funzionali, che l’innovazione non si costruisce solo con gli annunci. Se la Sardegna vuole davvero essere protagonista nel campo della scienza e della tecnologia, dovrà colmare prima le lacune strutturali che i dati europei mettono impietosamente in luce. Altrimenti, resterà una regione “votata all’innovazione” solo nelle dichiarazioni, con il rischio di esporsi all’inconsistenza (e onerosità) di progetti troppo fuori dalla portata dei sardi e della Sardegna.
foto INAF
