6 Giugno 2026
Politica

La Sardegna continua a non navigare in buone acque: soldi fermi, incompetenza e illusioni da cartolina.

La Sardegna continua a restare immobile: una nave ferma in porto, con le vele spiegate ma incapace di muoversi. Grazie — l’ironia è d’obbligo — a una maggioranza politica seduta su una montagna di denaro pubblico che resta inutilizzato, incapace di tradurre le risorse disponibili in azioni concrete. Basterebbe fare una semplice analisi quantitativa — non occorre neanche scavare troppo in quella qualitativa, troppo ambiziosa vista l’inerzia mostrata — sul numero di bandi pubblici pubblicati dall’inizio del mandato Todde per rendersi conto del paradosso: milioni fermi, progetti bloccati, opportunità mancate. E, ad oggi, dopo ben 12 giorni, il sito del Consiglio regionale continua a non pubblicare il testo con le famose tabelle degli affidamenti ad amici e groupies (ricordiamo l’ultima manovra) dell’ultimo assestamento di bilancio approvato dall’Aula: il Disegno di legge 119/A

Un piccolo mondo antico diffcile da aprirsi alla contemporaneità, come suggeriscono anche le quotidiane uscite dei soliti “piazzisti”: i sindacati. Sempre pronti a fare pressione, con il corredo di diritti e tutela dei lavoratori, per ottenere più risorse o confermare i “soliti e incancellabili” contributi per le rispettive diramazioni (tra enti di formazione, patronati, ecc.) delle varie “sigle confederali”. Con un dettaglio non trascurabile: nessuno obbliga queste organizzazioni a pubblicare i propri bilanci. Trasparenza? Ciao core…

Ma non è solo questione di politica e sindacati. L’elettorato, incapace di andare oltre la superficie dei mezzi d’informazione locali, alimenta questo immobilismo. La stampa regionale, spesso più vocata alla pubblicità regionale che al servizio pubblico, riceve milioni di euro che finiscono nelle tasche di produttori di contenuti sempre più “sdraiati” e incapaci di sviluppare un senso critico reale. Il risultato? Un’opinione pubblica che fatica a capire chi fa cosa e come lo fa, lasciando campo libero a inefficienze e favoritismi. E il popolo, volendo usare una espressione identitaria, “cioccia”!

Sullo sfondo, l’evidente perdita di competitività della Sardegna, riscontrabile a tutti i livelli. Perfino l’acqua, simbolo della vita e del benessere, manca alle imprese locali nelle principali piazze delle città, proprio nel periodo di alta stagione, danneggiando l’immagine dell’isola e l’esperienza turistica. E qualcuno/a pensa di voler attirare i turisti nei “mesi di spalla”, magari anche con la solita narrazione del “prosciutto sardo made in Sardinia” importato dalla Polonia… “Pogaridari”, volendo rimanere ancora una volta “nel perimentro dell’identità”. Meglio ricordarlo ai “poco usciti” delle facili narrazioni sul “paradiso isolano”: in Europa non mancano i “posti belli”, come anche il mare cristallino.

foto Sardegnagol, riproduzione riservata