13 Ottobre 2026
CulturaPoliticaSardegna

La Sardegna (come sempre) si autoesclude dalla sfida della Capitale italiana della Cultura.

Sono 23 le città e unioni di Comuni che hanno presentato la candidatura per diventare Capitale italiana della Cultura 2028, ma ancora una volta la Sardegna brilla per assenza. Nessun dossier, nessun progetto, nessuna visione a lungo termine: l’isola resta spettatrice di una sfida che, altrove, viene colta come opportunità di sviluppo, innovazione e identità.

Mentre in tutta Italia i territori si sono messi in gioco con proposte capaci di coniugare patrimonio culturale, partecipazione civica e strategie di crescita sostenibile, i Comuni sardi continuano a ripiegarsi su sé stessi, chiusi in una logica autoreferenziale. Si spendono milioni di euro in eventi effimeri, in allestimenti spesso acontestuali, in iniziative dal linguaggio vetusto e dallo scarso appeal, che poco o nulla lasciano alle comunità locali e al tessuto produttivo. Figuriamoci rendere il patrimonio culturale isolano di pubblico dominio…

Eppure, la cultura non è spettacolo episodico né vetrina di campanile, ma un patrimonio da diffondere, condividere e trasformare in leva di sviluppo sociale ed economico. La Sardegna, invece, paga i suoi atavici limiti amministrativi e concettuali, incapace di costruire progettualità di respiro nazionale e di affrontare la sfida dei grandi concorsi come quello che assegna il titolo di Capitale italiana della Cultura.

Il paradosso è evidente: mentre città medie e piccole della penisola – da Anagni a Vieste, da Colle Val d’Elsa a Tarquinia – hanno presentato dossier articolati, cronoprogrammi e piani economici sostenibili, in Sardegna non si è andati oltre le solite rassegne locali, senza alcuna capacità di visione né volontà di confrontarsi su un piano più ampio.

Così l’isola resta tagliata fuori da un meccanismo che ogni anno porta milioni di euro di investimenti e visibilità internazionale ai territori selezionati, lasciando invece ai cittadini la consapevolezza amara di vivere in una regione che preferisce celebrare la propria immagine piuttosto che costruire politiche culturali solide, moderne e competitive.

La cultura, in Sardegna, continua a essere trattata come ornamento e non come motore di futuro. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: un’occasione mancata, l’ennesima.