La Russia entra (dopo oltre 3 anni) nella lista dei Paesi ad alto rischio per il contrasto al riciclaggio.
La Commissione Europea, con ampio ritardo, ha deciso oggi di includere la Russia nell’elenco delle giurisdizioni ad alto rischio in materia di antiriciclaggio e lotta al finanziamento del terrorismo (AML/CFT), ritenendo che il Paese presenti “carenze strategiche” nei propri sistemi di controllo finanziario. La domanda, in un contesto geopolitico conflittuale, dovrebbe essere abbastanza ovvia. Perché l’adozione di un simile provvedimento dopo tanti anni?
Non è dato saperlo, come spesso capita dalle parti dell’opaca Commissione Ue, ma la decisione, spiegano dall’Esecutivo Ue, si basa sul Regolamento Delegato (UE) 2025/1393, adottato l’8 luglio 2025, che impegna Bruxelles a riesaminare — entro la fine dell’anno — la posizione dei Paesi terzi non inseriti nella lista del Financial Action Task Force (FATF) ma la cui adesione all’organismo è sospesa.
L’analisi, condotta sulla base di metodologie definite e alimentata da informazioni fornite da fonti pubbliche, autorità nazionali e dal Servizio europeo per l’azione esterna, ha concluso che Mosca soddisfa i requisiti per essere designata come Paese terzo ad alto rischio.
L’obiettivo dichiarato? Preservare la sicurezza e l’integrità del sistema finanziario dell’Unione. Ma, tra il dire e il fare, bisognerà attendere l’esito della discussione tra i due co-legislatori europei (Parlamento e Consiglio europeo) per l’approvazione definitiva del regolamento.
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