La rivoluzione genderless spinge la gioielleria maschile: un mercato da 13 miliardi di euro alimentato dalla Gen Z
Dalle scene musicali di tutto il mondo al cinema, passando per i fenomeni pop asiatici: è l’intero star system internazionale a dettare la nuova rotta dello stile, trasformando la gioielleria maschile da semplice nicchia a vero e proprio manifesto di una rivoluzione “genderless”. Guidato dal loro esempio, il mondo dei preziosi sta attraversando un’estate 2026 all’insegna di una profonda trasformazione estetica e culturale, dettata da un mercato in forte espansione.
Secondo il recente report di settore di Market Research Future, il mercato globale della gioielleria maschile crescerà dai circa 8 miliardi di euro del 2025 fino a toccare quota 13 miliardi di euro entro il 2035, registrando un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 5,22%.
A trainare questa impennata non è solo una crescente accettazione dei gioielli tra gli uomini, che li considerano sempre più un accessorio essenziale per l’espressione quotidiana e non più un semplice articolo di lusso, ma un vero e proprio cambio di paradigma generazionale che vede protagonisti i giovani.
Come evidenziato anche dalle analisi di settore di McKinsey & Company, il 48% dei consumatori appartenenti alla Generazione Z (contro il 38% delle altre generazioni) apprezza e premia i brand che non classificano rigidamente i propri articoli come “maschili” o “femminili”.
Questa tendenza trova un’ulteriore conferma nelle recenti analisi di Fortune Business Insights, che individuano proprio nella crescente popolarità del design senza genere uno dei principali motori di sviluppo dell’intero settore. Il report evidenzia come la rottura delle convenzioni estetiche tradizionali stia portando a una forte impennata nella domanda di accessori universali, slegati dalle vecchie etichette e incentrati unicamente sull’espressione personale.
In questo scenario, come rilevato dall’Osservatorio #BrandGioielli,le collane si affermano come il segmento trainante (30,80% nel 2026) per la moda unisex, trasformandosi nell’accessorio d’elezione per abbattere le barriere attraverso l’uso di elementi materici e naturali. L’inclusione di pietre dure ed elementi naturali risponde perfettamente a questa nuova esigenza di mercato: si tratta di materiali autentici, lontani dai codici più rigidi del lusso classico, che permettono di esplorare territori inediti e consolidano definitivamente lo spostamento dell’industria verso un’estetica fluida, inclusiva e senza confini. “Il gioiello oggi non deve essere confinato in categorie rigide, ma deve poter raccontare l’identità di chi lo sceglie con totale libertà” commenta Alessandro Zucchi, CEO di #BrandGioielli.
Anche in Italia, infatti, l’attenzione del settore si sta spostando nettamente sull’inclusività e sulla qualità, allontanandosi dalle vecchie concezioni. Un’onda culturale cavalcata da molte star del nostro paese che hanno sdoganato definitivamente l’uso di perle, smalti e collane vistose sia sul palco che nello street-style. Questa ritrovata libertà espressiva si riflette chiaramente sull’economia del Paese: secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Federpreziosi Confcommercio, le oreficerie e le gioiellerie italiane continuano a registrare una solida tenuta, con stime di fatturato arrivate a toccare quota 7,4 miliardi di euro nel 2025, confermando un mercato interno dinamico e capace di aprirsi all’innovazione. Il gioiello smette così di essere un semplice ornamento per trasformarsi nello strumento primario di un’estetica libera, in grado di abbracciare le esigenze di un pubblico globale sempre più orientato verso la totale fluidità di espressione.
