La Pubblica Amministrazione italiana è sempre più anziana.
La macchina pubblica italiana invecchia e si prepara a una trasformazione epocale. Secondo l’Osservatorio dell’Inps sul pubblico impiego, nel 2024 la classe di età più numerosa tra i dipendenti della Pubblica amministrazione è stata quella tra i 55 e i 59 anni, con 661.919 lavoratori, pari al 17,7% del totale.
Oltre il 76,6% dei dipendenti pubblici ha più di 40 anni, un dato che evidenzia il progressivo innalzamento dell’età media nel settore e che pone una sfida urgente sul fronte del ricambio generazionale.
Entro il 2035 un terzo del personale in pensione.
Sulla base delle attuali norme previdenziali, con età pensionabile fissata a 67 anni, l’Inps stima che circa un terzo dei dipendenti pubblici lascerà il lavoro entro dieci anni. Una prospettiva che rischia di mettere sotto pressione uffici, enti e servizi pubblici, già oggi alle prese con carenze di personale e con difficoltà nel reclutamento di nuove figure.
Una sfida per la nuova amministrazione pubblica.
Il quadro tracciato dall’Inps conferma quanto esperti e sindacati denunciano da tempo: la PA italiana è una delle più anziane d’Europa. Negli ultimi anni i concorsi pubblici e i piani straordinari di assunzione non sono riusciti a invertire la tendenza, anche per i lunghi tempi delle procedure e la difficoltà di attrarre giovani qualificati.
Con un’età media in costante aumento e una prospettiva di pensionamento di massa, la pubblica amministrazione italiana è di fronte a un bivio.
