La PA batte le imprese nei tempi dei pagamenti, ma “nasconde” un buco da 64 miliardi
La Pubblica Amministrazione italiana riduce i tempi di pagamento verso i fornitori, ma dietro il dato positivo si nasconde un debito commerciale che continua a crescere: secondo l’analisi dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, lo stock corrente ammonta ormai a 64,2 miliardi di euro. Un dato che colloca l’Italia al primo posto in Europa per cattivi pagatori nel 2025, nonostante i progressi registrati sui tempi medi di liquidazione delle fatture.
Se la PA arretra sul fronte dei ritardi, a destare preoccupazione è il comportamento delle grandi aziende private, accusate dalla CGIA di abusare della propria posizione dominante nei confronti dei fornitori. Secondo lo studio, le grandi imprese utilizzano sistematicamente la dilazione dei pagamenti come leva di finanziamento a costo zero, migliorando i propri indicatori di capitale circolante a scapito delle imprese più piccole, spesso costrette a ricorrere a costosi anticipi bancari o al factoring pur di sostenere la propria liquidità.
Il dato complessivo sulla puntualità tra aziende private è impietoso: in Italia solo 42 transazioni su 100 rispettano le scadenze concordate, a fronte di un valore delle fatture elettroniche scambiate tra imprese private che si aggira sui 3.000 miliardi di euro l’anno.
Le dimensioni contano.
Scomponendo il dato per tipologia di azienda, emerge un quadro netto: sono le realtà più piccole a rispettare maggiormente le scadenze di pagamento. Le micro imprese pagano puntualmente nel 42,7% dei casi, le piccole imprese nel 41,8%, le medie imprese nel 35,7%. Il crollo si registra tra le grandi aziende, ferme a un modesto 21% di puntualità: la conferma più evidente, secondo la CGIA, di come il potere contrattuale si traduca in un vantaggio sistematico sui fornitori più deboli.
La mappa dell’Italia: Nord virtuoso, Sud in affanno.
Anche la geografia dei pagamenti racconta un’Italia spaccata in due. Tra le regioni più puntuali si distinguono la Lombardia (51,6%), l’Emilia Romagna (51,2%), il Veneto (51,0%), le Marche (49,7%) e il Trentino Alto Adige (44,3%). All’estremo opposto, le regioni meno virtuose sono la Toscana (29,2%), la Sicilia (27,2%) e la Calabria, ultima in classifica con appena il 26,7% di puntualità.
A livello provinciale, i territori più affidabili risultano Sondrio, Bergamo e Belluno, mentre le maglie nere spettano a Caltanissetta, Catanzaro e Siracusa.
