La NATO non è pronta a fronteggiare la Russia
La NATO non ha preso parte alla guerra americana e israeliana contro l’Iran. Eppure il conflitto ha fatto più di quanto qualsiasi esercitazione avrebbe potuto: ha messo a nudo le fragilità strutturali dell’alleanza, proprio nel momento in cui i vertici militari europei avvertono che Mosca potrebbe essere in grado di attaccare un Paese membro entro il 2029.
Le munizioni finiscono troppo in fretta.
È forse il problema più urgente, come ricorda una indagine di Politico. Nel corso della guerra in Iran, gli Stati Uniti hanno bruciato circa la metà delle scorte dei missili Patriot per la difesa aerea. La Francia ha segnalato l’esaurimento dei propri missili Aster e Mica già nelle prime due settimane di conflitto. Colossi dell’industria della difesa come Rheinmetall e MBDA hanno denunciato una domanda schizzata alle stelle e forniture sempre più a rischio.
La Russia, con la sua produzione di “6.000-7.000 droni d’attacco monouso al mese”, lascerebbe i Paesi alleati senza missili di difesa aerea.
Un tema, quello delle munizioni, che sarà dunque centrale nel prossimo vertice NATO di luglio.
Il dominio aereo non è più garantito.
L’Iran ha continuato a colpire gli stati del Golfo con oltre 5.000 attacchi missilistici e con droni, nonostante la campagna aerea americana. Una dimostrazione pratica dei “chiari limiti dell’aspettativa che si possa bombardare unPpaese fino alla resa con aerei convenzionali”.
Le flotte navali sono allo stremo.
L’impegno europeo nel Golfo ha illuminato un’altra zona d’ombra: la drammatica sottovalutazione delle marine militari. Il caso britannico è emblematico: il cacciatorpediniere HMS Dragon ha impiegato tre settimane per raggiungere il Mediterraneo, per poi essere richiamato in porto a causa di un guasto tecnico. Il capo delle forze marittime britanniche, il generale Gwyn Jenkins, ha ammesso pubblicamente che la Royal Navy non è pronta alla guerra. Il premier canadese Mark Carney , ancora, ha rivelato che meno della metà della flotta del suo Paese è operativa.
L’unità dell’alleanza resta un miraggio.
La guerra in Iran, inoltre, ha allargato le fratture interne alla NATO. L’Europa ha ignorato le richieste di Trump di sostegno militare, spingendo Washington a elaborare opzioni di ritorsione. Il presidente americano ha continuato a bollare la NATO come una “tigre di carta”, alimentando i timori che, in caso di un’invasione russa, gli Stati Uniti possano decidere di restare fuori o limitare la propria partecipazione.
Anders Fogh Rasmussen, ex segretario generale della NATO, ha invitato le capitali europee ad adottare lo stesso “approccio transazionale” di Trump, legando esplicitamente il proprio sostegno alla riapertura dello Stretto di Hormuz all’impegno americano nei confronti dell’alleanza. E ha lanciato un avvertimento alla linea morbida del segretario generale Mark Rutte: “Il tempo delle lusinghe è finito”.
foto NATO
