14 Settembre 2026
Europa

La migrazione irregolare dai Paesi non in guerra. Commissione Ue: “Il nostro approccio è efficace”

Il tema dell’immigrazione irregolare proveniente da Paesi non interessati da conflitti armati torna al centro del dibattito a Bruxelles, dopo un’interrogazione scritta presentata al Parlamento Europeo dall’eurodeputato Jean-Paul Garraud, del gruppo Patrioti per l’Europa (PfE).

Nel testo dell’interrogazione, Garraud richiama i dati più recenti diffusi da Frontex relativi ai primi cinque mesi dell’anno, secondo cui il numero complessivo degli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione risulterebbe in calo. A colpire, tuttavia, è l’andamento della rotta del Mediterraneo occidentale, che avrebbe registrato un incremento del 46%, trainato principalmente dalle partenze dall’Algeria.

L’eurodeputato francese sottolinea inoltre come una parte significativa di chi arriva irregolarmente nell’Unione provenga da Paesi non coinvolti in conflitti armati, come quelli del Maghreb, oltre a Bangladesh, Turchia e Senegal. Una circostanza che, a suo avviso, renderebbe più complesso distinguere chi ha effettivamente diritto alla protezione internazionale da chi si sposta essenzialmente per ragioni economiche.

Da qui le tre domande rivolte alla Commissione: se riconosca che la maggioranza degli arrivi irregolari proviene da Paesi non in guerra; quali misure intenda adottare per rafforzare i controlli alle frontiere esterne, in particolare sulla rotta del Mediterraneo occidentale, e per accelerare i rimpatri di chi non soddisfa i requisiti per la protezione internazionale; e infine perché, trattandosi in alcuni casi di Paesi classificati come “di origine sicura”, le ONG non dovrebbero essere tenute a riportare in quei Paesi i migranti soccorsi al largo delle loro coste.

Nella risposta fornita a nome della Commissione Europea, il commissario Magnus Brunner conferma innanzitutto i dati Frontex, secondo cui nella prima metà del 2026 sono stati registrati 7.860 attraversamenti irregolari lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, con algerini, maliani e marocchini come nazionalità principali rilevate.

Sul piano delle strategie, Bruxelles ribadisce di puntare al raggiungimento degli obiettivi in materia migratoria attraverso il rafforzamento della cooperazione con i Paesi partner e l’attuazione del Patto su asilo e migrazione.

Sul fronte esterno, la Commissione afferma di gestire la questione tramite dialoghi regolari con i Paesi partner , un approccio che, secondo l’esecutivo comunitario, si sarebbe “dimostrato efficace” nel ridurre gli arrivi sulla maggior parte delle rotte migratorie. Per quanto riguarda nello specifico la rotta del Mediterraneo occidentale, la Commissione afferma di mantenere il dialogo attivo con tutti i partner coinvolti, Algeria compresa, oltre che con i Paesi di origine e transito. Bruxelles si dice inoltre pronta a sostenere la sorveglianza delle frontiere esterne, anche attraverso il supporto di Frontex, su richiesta degli Stati membri che ospitano operazioni congiunte.

Sul piano interno, la Commissione richiama l’introduzione, nell’ambito del Patto su migrazione e asilo, di procedure di frontiera pensate per garantire una gestione più efficiente sia delle domande d’asilo sia dei processi di rimpatrio. Un’elaborazione più rapida delle domande di protezione internazionale, spiega Bruxelles, consentirebbe rimpatri più tempestivi in caso di rigetto, mentre il nuovo Regolamento sulla procedura di rimpatrio alla frontiera introdurrebbe regole chiare, semplificate e comuni per rendere più efficaci i rimpatri ai confini dell’Unione.

Sul punto più politicamente sensibile , quello relativo ai Paesi “di origine sicura” , la Commissione precisa che, ai sensi dell’articolo 34 del Regolamento (UE) 2024/1348, ogni domanda di protezione internazionale deve essere esaminata singolarmente, sia per quanto riguarda l’ammissibilità sia nel merito. Ne consegue, sottolinea l’esecutivo comunitario, che il diritto alla protezione internazionale non può essere escluso automaticamente sulla sola base della designazione del Paese di origine del richiedente come “sicuro”. Quanto al rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi in posizione irregolare, la Commissione ribadisce infine che resta una competenza in capo ai singoli Stati membri.