La Laguna di S’Ena Arrubia
Tra le bonifiche del Novecento che hanno riscritto la geografia della Sardegna, c’è un luogo che ha disobbedito alla storia. S’Ena Arrubia, una lingua d’acqua sopravvissuta per caso e per ostinazione nel Golfo di Oristano, è oggi ciò che resta di un ecosistema che il progresso aveva decretato superfluo. Dove un tempo si progettava la cancellazione totale dello stagno, resiste invece un frammento vivo, fragile e sorprendente: un relitto naturale che non solo non è scomparso, ma ha imparato a reinventarsi.

S’Ena Arrubia: il relitto dello stagno che non voleva morire.
Nel cuore del Golfo di Oristano, incastonata tra una pineta profumata e le lunghe spiagge sabbiose della Marina di Arborea, sopravvive una laguna che non avrebbe dovuto esserci. Si chiama S’Ena Arrubia, in sardo “la sabbia rossa”, e la sua storia è quella di un ecosistema scampato per poco alla cancellazione totale.

Un relitto prezioso.
Negli anni Trenta del Novecento, il regime fascista avviò in questa zona una delle più grandi opere di bonifica dell’isola. Lo Stagno di Sassu venne prosciugato e trasformato in terreno agricolo. Di tutto quel mondo acquatico rimase soltanto un frammento: S’Ena Arrubia, oggi estesa circa 300 ettari, salvata e riconvertita in bacino di raccolta delle acque provenienti dai canali di drenaggio della bonifica.
Da quel momento, alimentata non più da immissari naturali ma da tre canali artificiali e collegata al mare tramite un canale scavato negli anni Settanta, la laguna ha trovato un nuovo equilibrio.
Un paradiso per gli uccelli.
Chi visita S’Ena Arrubia per la prima volta resta colpito da un silenzio movimentato: il fruscio delle canne, il richiamo di un airone o il volo radente di un martin pescatore.
La sua bassa profondità e la ricchezza ittica la rendono irresistibile per molte specie di uccelli acquatici. Sulle sponde nidificano specie rare come l’airone rosso. Di passaggio si fermano folaghe, cormorani, spatole e cavalieri d’Italia. In totale, nel corso delle stagioni, la laguna ospita oltre 120 specie diverse di uccelli.
Ma i protagonisti indiscussi restano i fenicotteri, colorando le acque di rosa in un’apparizione che lascia senza fiato.
Per ammirarli, il periodo migliore per il birdwatching va dall’autunno alla primavera, quando le migrazioni portano il maggior numero di specie.
“S’Ena Arrubia non è solo uno stagno. È un posto ricco che vive”.
Tutela internazionale.
La straordinaria biodiversità di S’Ena Arrubia non è passata inosservata. Dal 1977 la laguna è riconosciuta dalla Convenzione di Ramsar come zona umida di importanza internazionale. Rientra inoltre nella rete europea Natura 2000, sia come Sito di Interesse Comunitario (SIC) che come Zona di Protezione Speciale (ZPS), ed è classificata come Oasi permanente di protezione faunistica.
Una protezione costruita nel tempo, ma che richiede vigilanza costante. Non mancano le minacce: l’inquinamento da reflui agricoli, l’arrivo di specie invasive come la noce di mare (Mnemiopsis leidyi) e il granchio blu.
Pesca, ostriche e identità.
S’Ena Arrubia non è solo riserva naturalistica: è anche luogo di lavoro e di tradizione. Qui la Cooperativa Pescatori Sant’Andrea gestisce da decenni la pesca nella laguna, catturando muggini, anguille, spigole e granchi.
foto e testo di Barbara Marras/Gianluca Pompianu
