La guerra in Iran spaventa Bruxelles: verso una nuova migrazione di massa?
La crisi in Iran rischia di mettere duramente alla prova il Patto europeo sulla Migrazione e l’Asilo. In entrata il prossimo 12 giugno 2026, la guerra voluta da Israele e USA, in barba al diritto internazionale, potrebbe provocare una nuova ondata di richiedenti asilo dall’Iran.
Un fenomeno che l’Ue ha già affrontato nel 2015 con l’arrivo di un milione di cittadini siriani in fuga dalla guerra civile.
Adesso il rischio è di trovarsi di fronte a qualcosa di potenzialmente molto più grande. L’Iran ha 90 milioni di abitanti e l’agenzia europea per l’asilo, in un rapporto redatto prima dello scoppio del conflitto, aveva già avvertito che “anche una destabilizzazione parziale potrebbe generare movimenti di rifugiati di una magnitudine senza precedenti”. La domanda, quindi, viene spontanea. L’Ue è pronta ad ospitare dopo la crisi siriana e ucraina anche i rifugiati iraniani?
Per ora non ci sono segnali di flussi migratori massicci verso l’Europa. Ma nella regione ci sono già 19 milioni di sfollati accumulati da conflitti precedenti. E il Libano, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, si avvicina al milione di persone solo nelle ultime due settimane, grazie all’azione sanguinaria di Israele.
Un patto fragile davanti alla tempesta.
Il nuovo Patto su Migrazione e Asilo, frutto di anni di negoziati estenuanti, introduce procedure più rigide per le domande di asilo alle frontiere, misure speciali per le situazioni di crisi e un meccanismo di solidarietà tra gli Stati membri, che potranno contribuire con ricollocazioni o supporto finanziario ai Paesi sotto pressione.
Sulla carta si tratta di un sistema più equo e più preparato rispetto al caos del 2015. Ma gli esperti sono cauti. Le nuove regole, infatti, non impedirebbero ai Paesi di chiudere le frontiere se i flussi diventassero ingestibili, mettendo a rischio non solo il sistema d’asilo, ma anche Schengen e, in ultima analisi, l’integrazione europea nel suo complesso.
Le posizioni dei Paesi Ue.
Le differenze tra gli Stati membri (chi lo avrebbe mai detto) sono già visibili, e rispecchiano le fratture politiche interne ai singoli Paesi. La Spagna, che ha appena annunciato piani per regolarizzare 500.000 migranti irregolari, si dice pronta, affermando che se sarà necessario non sarà un problema accogliere i rifugiati iraniani.
La Svezia, martoriata dall’invasione dei rifugiati siriani, la vede diversamente. Il ministro per la Migrazione, Johan Forssel, è invece stato più netto: “Una nuova crisi dei rifugiati non è un’opzione per noi. Stiamo ancora vedendo le conseguenze di quello che è successo dieci anni fa”.
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