La guardia costiera libica finanziata dall’Ue apre il fuoco sulle navi di soccorso.
Lo scorso 24 agosto 2025, la nave di soccorso civile Ocean Viking, impegnata in operazioni umanitarie nel Mediterraneo, venne presa di mira dalla guardia costiera libica in acque internazionali. Secondo le testimonianze dell’equipaggio, i militari avrebbero sparato centinaia di colpi di arma da fuoco contro l’imbarcazione, mettendo in pericolo non solo i soccorritori, ma anche gli 87 migranti a bordo, salvati poche ore prima da un naufragio.
L’imbarcazione utilizzata dalla guardia costiera libica – denunciano diverse fonti – sarebbe stata finanziata attraverso il programma europeo “Support to Integrated Border and Migration Management in Libya” (SIBMMIL), operativo dal 2023.
Le domande al Parlamento europeo.
Sulla coerenza del contributo dell’Ue l’eurodeputato Erik Marquardt (Gruppo Verdi/ALE) ha presentato una interrogazione prioritaria alla Commissione europea, chiedendo chiarimenti sull’episodio e sulla responsabilità dell’Unione Europea nel continuare a sostenere la guardia costiera libica, nonostante le accuse di gravi violazioni dei diritti umani. Un intervento, mirato a capire la misura in cui Bruxelles può considerarsi complice di tali incidenti, dal momento che continua a fornire risorse e un riconoscimento ufficiale ai corpi militari libici.
La risposta della Commissione europea.
A nome dell’esecutivo comunitario, la vicepresidente Dubravka Šuica ha risposto chiarendo che “l’Ue non fornisce finanziamenti diretti alla guardia costiera libica né ad altre forze di sicurezza”. Il sostegno europeo – ha precisato – è canalizzato attraverso le “agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni internazionali, enti statali dei Paesi membri e Ong che operano sul territorio libico”.
La Delegazione Ue a Tripoli, prosegue, “ha subito sollevato la questione presso le autorità locali, chiedendo un’indagine immediata e il rispetto degli obblighi di diritto internazionale e Tripoli ha confermato che un’inchiesta è stata avviata“.
Bruxelles: “Centralità dei diritti umani nella cooperazione con la Libia”.
Nella nota ufficiale, la Commissione ribadisce che il rispetto dei diritti umani – inclusi il principio di non respingimento (non-refoulement) e la protezione dei migranti e dei richiedenti asilo – rimane “al centro dell’impegno dell’Ue in Libia”.
L’Esecutivo europeo ha inoltre annunciato di aver introdotto clausole più rigide sui diritti umani e sul trasferimento dei beni (come imbarcazioni e veicoli) all’interno dei contratti con i partner che gestiscono i progetti europei.
“Tali misure, spiega Bruxelles, servono a garantire che le risorse finanziate dall’Ue vengano utilizzate solo per scopi legittimi e non in modo tale da compromettere i diritti fondamentali”.
Una cooperazione sempre più sotto osservazione.
L’episodio dell’Ocean Viking riapre il dibattito sull’etica della cooperazione Ue-Libia in materia di controllo dei confini.
Organizzazioni umanitarie e osservatori indipendenti chiedono da tempo una revisione profonda dei programmi di sostegno europei, denunciando la militarizzazione della frontiera sud e il rischio che fondi pubblici europei finiscano per rafforzare apparati repressivi responsabili di violenze contro migranti e soccorritori.
foto Mass Communication Specialist 2nd Class Justin Stack
