7 Agosto 2026
Europa

La Germania propone sei riforme per l’UE: “Bruxelles deve accelerare”. Il mondo al contrario

La Germania, da sempre ultima a dimostrare solidarietà in Ue, ha lanciato in modo a dir poco imbarazzante e incoerente con la propria storia, una proposta in sei punti per “riformare l’Unione Europea”, soprattutto sul fronte della politica estera e della sicurezza.

A presentare il piano è stato il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, in un discorso tenuto mercoledì alla Fondazione Konrad Adenauer di Berlino. Citando la guerra in Iran come “espressione di un ordine mondiale in trasformazione”, Wadephul ha sostenuto che l’UE non può permettersi di restare impantanata nei suoi meccanismi decisionali mentre il mondo cambia rapidamente. “Bruxelles deve aumentare la sua velocità”, ha affermato, “soprattutto nella politica estera e di sicurezza comune”.

Basterebbe anche affrontare seriamente la questione dei doppi standard europei, a partire da una seria e sonora stigmatizzazione dell’azione unilaterale degli USA in Medio Oriente e iniziare a porre fine alla politica delle armi a Kiev e della opacità del trilogo europeo.

Addio all’unanimità.

E invece no. Sul piatto, tra le proposte più dirompenti, c’è l’abolizione della regola dell’unanimità nelle decisioni di politica estera, da sostituire con il voto a maggioranza qualificata (a questo punto bruciamoli i Trattati europei e ognuno torni alla sua sovranità nazionale. Inclusa quella monetaria…). Il sistema attuale, secondo il ministro tedesco “consente a singoli Paesi di bloccare le decisioni anche per periodi prolungati, un lusso che l’Europa non può più permettersi”.

Per i casi in cui nemmeno la maggioranza qualificata fosse raggiungibile, Wadephul ha proposto poi un meccanismo di “cooperazione rafforzata”: un gruppo di Stati membri potrà procedere su determinate questioni senza essere frenato dagli altri. “I Paesi che non vogliono partecipare potranno restare in disparte per un certo periodo, senza impedire a chi vuole andare avanti di farlo”, ha dichiarato.

In Ue, dunque, i “cervelloni” non siedono solo nei banchi dell’Esecutivo italiano…

Allargamento Ue a tappe.

Sul fronte dell’ampliamento dell’Unione, il ministro ha proposto un processo di adesione graduale, strutturato in fasi intermedie che avvicinino progressivamente i Paesi candidati al blocco prima dell’ingresso a pieno titolo. “Propongo che, in futuro, il percorso verso l’ammissione di nuovi membri sia strutturato come un processo a fasi”, ha spiegato, parlando di “integrazione graduale rafforzata” come strada verso l’adesione completa.

Eppure Wadephul dovrebbe sapere che negli ultimi anni anche il suo Governo ha spinto molto per l’adesione accelerata dell’Ucraina nell’Ue, in totale sprezzo per l’attuale “waiting list” fatta di Paesi come il Montenegro, la Bosnia ed Erzegovina , l’Albania e la Macedonia del Nord, giusto per citarne alcuni. Senza contare che dal 2022 l’Ue ha investito una “mostruosa” massa di denaro dei contribuenti europei per l’Ucraina. Molto più di quanto erogato a Paesi Ue come Malta, Lituania ed Estonia, giusto per elencare altre “buone pratiche” della macchina europea.

Istituzioni da ripensare.

Wadephul ha anche sollevato la questione dell’efficienza istituzionale in un’Europa allargata. Un’Unione con 33, 34 o 35 membri, ha avvertito, “non può semplicemente continuare a operare con lo stesso approccio pensato per un gruppo molto più ristretto”. Un paradosso pensando che il ministro tedesco è l’esponente di una nazione che ha influenzato fortemente la Troika europea in uno dei periodi finanziari più bui dell’Unione.

Sempre nell’ottica delle “alzate d’ingegno”, Wadephul ha poi messo in discussione il principio di un commissario per ogni Stato membro, proponendo invece una Commissione europea più snella, composta da commissari in numero pari ai due terzi degli Stati membri. E meno male che non si voleva “un gruppo più ristretto”.

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