La Generazione Z è sempre più spaventata e pessimista.
Considerano il mondo un “luogo spaventoso”, faticano a credere nella possibilità di cambiarlo e mostrano un atteggiamento sempre più cinico. È l’immagine che emerge dalla nuova indagine condotta negli Stati Uniti sulla Generazione Z, i nati tra il 1994 e il 1996, i cosiddetti nativi digitali.
Secondo l’indagine di Gabriel Rubin, emerge un “preoccupante cambiamento” e “crescente senso di sfiducia” tra i membri della Gen Z. Crescono, infatti, i timori di perdere diritti acquisiti, così come le paure legate alla criminalità e alla discriminazione. Molti giovani intervistati, ancora, faticano a immaginare soluzioni rapide a questioni complesse, alimentando un senso di impotenza.
Un altro tratto distintivo emerso dallo studio è la percezione del rischio in termini assoluti: per i Gen Z le situazioni sono o completamente sicure o totalmente pericolose, senza sfumature intermedie. Secondo Rubin, manca la consapevolezza che i rischi possano essere valutati lungo uno scala di rischio e gestiti di conseguenza. Questo porta i giovani a percepire il pericolo in qualsiasi situazione.
Tra le principali fonti di preoccupazione spiccano l’eccesso di informazioni che circola sui social media, le discriminazioni, i diritti degli immigrati, oltre a timori economici e legati alla criminalità. L’impatto più forte è stato registrato tra le giovani donne, particolarmente allarmate per la tutela dei diritti riproduttivi.
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