8 Giugno 2026
PoliticaSardegna

La fuga dei giovani italiani costa 11 miliardi l’anno.

L’emigrazione dei giovani italiani all’estero produce una perdita annua per lo Stato pari a 11 miliardi di euro soltanto in termini di gettito fiscale secondo la Liuc – Università Cattaneo, che ha misurato l’impatto del crescente esodo giovanile sulla tenuta del sistema Paese.

Secondo il rapporto, quasi 29mila giovani italiani sotto i 39 anni hanno lasciato l’Italia nel 2023, contro i circa 12mila del 2013. A beneficiarne sono Germania, Svizzera, Spagna, Francia e Regno Unito, che si ritrovano ad accogliere personale qualificato e già formato, senza averne sostenuto i costi educativi.

Un neolaureato italiano(ovviamente quello fortunato) guadagna in media meno di 18.000 euro netti all’anno, a parità di potere d’acquisto, contro i quasi 30.000 euro di un coetaneo tedesco. E il lavoro, quando c’è, è spesso precario: circa il 40% dei giovani italiani è impiegato con contratti a termine o come autonomo.

A ciò si aggiunge un dato allarmante: il 18% dei giovani tra i 15 e i 35 anni non partecipa alla vita economica del Paese. Sono i cosiddetti Neet (Not in Education, Employment or Training), quasi il doppio rispetto alla Germania (10,5%) e ben oltre i livelli di Paesi Bassi (6,3%), Francia e Spagna (intorno al 13%). Il fenomeno colpisce in particolare le donne, con un’incidenza del 22,3% contro il 14,5% dei coetanei maschi.

Il divario territoriale è un altro nodo irrisolto. Nel Mezzogiorno, la disoccupazione giovanile tocca punte del 23,1% al Sud e del 24,1% nelle isole, a fronte del 13% nazionale. Tra i non diplomati, il tasso di inattività è del 19,9%. Ma anche chi lavora fatica a costruirsi un futuro stabile: a Milano, un giovane deve destinare il 90% del proprio stipendio per affittare un bilocale, mentre a Roma e Venezia servono rispettivamente il 75% e il 77% del reddito mensile. L’acquisto di un immobile è spesso un miraggio.

Oltre al danno fiscale, c’è anche uno spreco diretto di risorse: nel solo 2023, lo Stato ha speso circa 3 miliardi di euro per formare giovani laureati poi emigrati. Una perdita secca, che compromette la sostenibilità futura del sistema italiano: a partire dalla tenuta del sistema previdenziale italiano e di quello produttivo.