La democrazia americana “spara per la libertà”
Buone notizie dal fronte della civiltà occidentale. Il generale Dan Caine, presidente dei Capi di Stato Maggiore Congiunti, ha tenuto oggi una conferenza stampa al Pentagono per rassicurare il mondo: gli Stati Uniti sono pronti a intervenire ovunque, in qualsiasi momento, con “potenza da combattimento immediata, scalabile e letale”.
Eroi con il paracadute.
La 82ª Divisione Aviotrasportata, soprannominata “All American” perché nel 1918 raccoglieva soldati da tutti gli Stati, e non perché avesse una particolare vocazione per il dialogo multilaterale , è, ci viene spiegato, “il nucleo della forza di risposta immediata della nazione”. Può essere dispiegata “entro poche ore” da qualsiasi parte del globo.
Il generale Caine, con un guizzo di poesia militare, ha evocato oggi i fasti delle missioni in Sicilia e Normandia. Episodi gloriosi, certo. Ha omesso, per ragioni di spazio immaginiamo, di citare Grenada e Panama , due interventi menzionati nel comunicato stesso con la stessa disinvoltura, come se invadere un Paese caraibico con centomila abitanti fosse la naturale prosecuzione della lotta al nazismo.
“Project Freedom”: la libertà “a modo loro”.
L’operazione si chiama Project Freedom. Perché quando gli americani fanno la guerra, la chiamano sempre con un nome che evoca esattamente il contrario di ciò che produce. Libertà, Alba, Giustizia, la fantasia del Pentagono in materia di branding è, bisogna ammetterlo, inesauribile.
L’obiettivo dichiarato è “ripristinare la libertà di navigazione” nello Stretto di Hormuz per le navi commerciali. Obiettivo nobilissimo. Il metodo scelto prevede l’integrazione di “forze terrestri, aeree, navali e cyber” guidate dall’intelligenza artificiale, coordinate dalla divisione aviotrasportata più famosa d’America.
Per garantire che le petroliere passino tranquille, insomma, si è pensato di mandare i paracadutisti con reti neurali artificiali. Una risposta proporzionata, sobria e misurata, come da tradizione.
I “Paesi Canaglia” visti da Washington.
Noi europei, nel frattempo, continuiamo a fare quello che sappiamo fare meglio: stigmatizzare l’Iran, la Corea del Nord, chiunque Washington indichi come minaccia alla stabilità globale. Lo facciamo con la stessa sicurezza con cui ignoriamo che il Paese che ci chiede di seguirlo nella crociata per la democrazia ha bombardato, invaso o destabilizzato decine di stati sovrani negli ultimi ottant’anni , quasi sempre in modo unilaterale e sempre senza alcuna sanzione sul piano internazionale.
Basterebbe leggere un comunicato del Pentagono , uno qualsiasi , per cogliere la differenza sostanziale tra la narrazione e la realtà. Oggi, per esempio, apprendiamo con orgoglio che la 82ª Divisione sta “coordinando, integrando e sincronizzando” operazioni in terra, aria, mare e cyberspazio. Tutto questo, ci assicura il generale Caine, “permette ai comandanti sul campo di prendere decisioni intelligenti”.
Cinque civili iraniani morti ieri, colpiti mentre trasportavano merci su piccole imbarcazioni nello stretto, sembrano suggerire che la definizione americana di “decisione intelligente” ammetta, contestualmente, qualche margine di interpretazione.
foto Air Force Staff Sgt. Brittany A. Chase, DOD
