15 Settembre 2026
Europa

La crisi iraniana oscura il vertice UE

Doveva essere il momento in cui i leader europei si concentravano finalmente sull’economia del continente. Il momento, ancora, per celebrare la cacciata di Viktor Orbàn, l’ultima barriera ai sanguinosi piani della Commissione di Ursula von der Leyen in Ucraina. Invece, il prossimo vertice del Consiglio europeo, in programma il 23 e 24 aprile a Cipro, si trasformerà, con molta probabilità, nell’ennesima sessione di gestione delle crisi. La guerra in Iran ha di nuovo scalzato le priorità economiche dell’Unione dall’agenda.

L’incontro era stato convocato in larga parte per fare progressi sul bilancio settennale da 2.000 miliardi di euro, che dovrà essere operativo entro il 2028. Il dossier sarà ancora sul tavolo, ma compresso dalla necessità di affrontare una crisi mediorientale che molti temono possa innescare una recessione globale.

Il nodo energetico che spaventa i capitali.

Da sei settimane il blocco iraniano del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz tiene in ostaggio petroliere e navi gasiere, tagliando fuori dal mercato globale i grandi esportatori del Golfo come Qatar e Arabia Saudita. I leader europei hanno già chiesto a Bruxelles misure concrete per proteggere consumatori e industria dall’impennata dei prezzi energetici.

Il presidente finlandese Alexander Stubb aveva avvertito lo scorso mese che il conflitto rischia di provocare una “recessione globale autoinflitta”. Un’eventualità che grava come un’ipoteca sull’intero ordine del giorno del vertice.

Il bilancio europeo rischia lo slittamento.

A pagare il prezzo più alto di questa gestione dell’emergenza è il Quadro Finanziario Pluriennale. Siegfried Mureșan, relatore del Parlamento europeo sul bilancio per il Partito Popolare Europeo, ha lanciato l’allarme: “Se si ritarda il processo, nulla sarà pronto entro il 1° gennaio 2028, con conseguenti ripercussioni sui pagamenti già programmati”.

La competitività europea sparisce dall’agenda.

Ancora più penalizzato è il dossier sulla competitività economica, da mesi al centro delle richieste dei governi preoccupati per la stagnazione dell’UE di fronte alla concorrenza di Stati Uniti e Cina, dove i prezzi energetici per l’industria sono più volte inferiori. La Commissione ha già preparato una roadmap con le prossime tappe, ma le capitali non sembrano interessate.

Orbán assente, il prestito all’Ucraina in stallo.

Sullo sfondo resta anche il nodo del prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina, concordato dai leader a dicembre e bloccato dal premier ungherese Viktor Orbán. Dopo la sconfitta elettorale di Orbán, il suo successore Péter Magyar ha lasciato intendere che potrebbe revocare il veto, ma una risoluzione concreta prima del suo insediamento, previsto per il mese prossimo, appare improbabile.

Orbán non parteciperà al vertice di Cipro, il che gli risparmierà anche l’imbarazzo della tradizionale cerimonia di commiato, con foto autografate e video dei colleghi, in un clima già reso teso dalle critiche del presidente del Consiglio António Costa, che a marzo aveva definito il suo comportamento “inaccettabile”.

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