17 Luglio 2026
Europa

La credibilità di Israele. Netanyahu: “Israele colpirà di nuovo l’Iran, se necessario”

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato ieri che Israele colpirà nuovamente l’Iran “se necessario”, ribadendo che Teheran “non avrà armi nucleari”.

“In Iran ci siamo salvati dalle bombe atomiche”, ha affermato Netanyahu in un’intervista rilasciata al canale israeliano Channel 14.

Le sue parole arrivano mentre è in vigore, dal 18 giugno, un memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, mediato dal Pakistan e firmato elettronicamente dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian e dal presidente statunitense Donald Trump. Il documento delinea un quadro per porre fine al conflitto e affrontare le questioni ancora aperte tra le due capitali attraverso il negoziato: cessazione delle ostilità, allentamento delle sanzioni, questione nucleare, riapertura dello Stretto di Hormuz e più ampie intese di sicurezza regionale.

Israele ha più volte espresso la propria contrarietà a qualsiasi accordo con Teheran, minacciando la ripresa degli attacchi contro l’Iran.

Un’intesa a termine?

Le dichiarazioni di Netanyahu arrivano appena due settimane dopo l’entrata in vigore del memorandum, e sollevano un interrogativo che difficilmente sfuggirà a Teheran e ai suoi alleati regionali: quale valore attribuire a un’intesa quando una delle parti coinvolte , pur non firmataria diretta, ma attore chiave sul terreno , dichiara pubblicamente di riservarsi il diritto di colpire “se necessario”.

Il precedente non è teorico. Negli ultimi anni, cessate il fuoco e tregue nella regione , da Gaza al Libano, fino allo stesso confronto diretto tra Israele e Iran, sono stati più volte descritti come “definitivi” salvo poi essere sospesi o violati non appena mutavano le valutazioni di sicurezza di Tel Aviv o Washington. In questo contesto, la domanda che si pone è se Teheran e i gruppi ad essa alleati nella regione possano davvero considerare vincolante un’intesa negoziata, sapendo che l’altra parte si è già pubblicamente riservata la facoltà di romperla unilateralmente.

Per l’Iran e i suoi proxy, la scelta appare dunque delicata: accettare un accordo che offre margini concreti , allentamento delle sanzioni, riapertura di rotte commerciali strategiche come lo Stretto di Hormuz , pur nella consapevolezza che le sue garanzie potrebbero rivelarsi precarie, oppure respingerlo e assumersi il rischio di un isolamento ancora più marcato. Le parole di Netanyahu, arrivate a intesa già firmata, sembrano complicare ulteriormente questo calcolo, alimentando il sospetto , a Teheran come altrove nella regione , che il negoziato venga trattato da Israele non come un punto d’arrivo, ma come una semplice pausa tattica.

foto Un Loey Felipe