Europa

La credibilità delle strategie “net-zero” e la lotta contro il greenwashing aziendale.

Negli ultimi anni, l’iniziativa Science-Based Targets Initiative (SBTi) ha avuto un ruolo fondamentale nell’integrare la scienza climatica nelle strategie aziendali, incoraggiando le imprese a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni in linea con l’Accordo di Parigi. Tuttavia, recentemente l’SBTi ha ritirato gli impegni di oltre 200 aziende, sollevando dubbi sulla credibilità delle strategie “net-zero” e sul rischio di greenwashing, ovvero l’uso strumentale di dichiarazioni ecologiche per migliorare l’immagine senza apportare cambiamenti concreti.

Molte di queste aziende hanno giustificato il fallimento nel rispettare i loro impegni con la complessità delle emissioni Scope 3, l’incertezza sulle tecnologie future e l’assenza di standard chiari per la valutazione dei progressi. Questa situazione mette in evidenza la necessità di una maggiore trasparenza e regolamentazione delle aziende, per garantire che gli impegni climatici che dichiarano non siano semplici strategie di marketing senza effetti reali sull’ambiente.

Di fronte a queste problematiche, la Commissione Europea ha risposto a una serie di interrogativi sollevati dai deputati, cercando di rafforzare le misure contro il greenwashing e promuovere una maggiore trasparenza nelle dichiarazioni aziendali.

La Commissione, in particolare, ha preso provvedimenti per combattere il greenwashing nella comunicazione tra imprese e consumatori. Nel 2024, la Direttiva sulle pratiche commerciali scorrette (UCPD) è stata modificata, introducendo nuove disposizioni per contrastare le affermazioni ambientali generiche e non supportate da prove concrete. Le aziende che dichiarano di essere “net-zero” dovranno ora dimostrare chiaramente di aver raggiunto performance ambientali eccellenti per poter utilizzare queste affermazioni, come stabilito nel recente aggiornamento della direttiva.

Inoltre, la proposta di Green Claims Directive, attualmente in discussione, stabilisce regole dettagliate sulla giustificazione e la comunicazione delle dichiarazioni ambientali. Questo provvedimento mira a prevenire il greenwashing legato alle dichiarazioni volontarie sul cambiamento climatico, richiedendo alle aziende di fornire prove concrete sui loro impegni, come separare le compensazioni (carbon credits) dalle emissioni effettive e garantire che le riduzioni o rimozioni di carbonio siano di alta integrità.

Oltre a combattere il greenwashing, la Commissione si sta impegnando anche contro un altro fenomeno emergente: il greenhushing, cioè il rifiuto di alcune aziende di rendere pubblici i loro impegni climatici per evitare critiche o regolamentazioni. In risposta a questa pratica, l’Unione Europea sta implementando meccanismi per promuovere la trasparenza e ridurre i rischi che le imprese si astengano dall’annunciare azioni concrete per il clima per paura di non rispettare gli impegni presi.

In generale, la Commissione si aspetta che gli strumenti legislativi in corso di approvazione, come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), possano fornire alle aziende un quadro normativo più chiaro per fare dichiarazioni ambientali credibili e trasparenti. Il “net-zero target”, ad esempio, è ora definito con maggiore precisione nella legislazione europea, un passo importante per assicurarsi che le aziende non usino questa ambigua terminologia per scopi di marketing senza aver compiuto i necessari cambiamenti strutturali.