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La Consulta boccia anche la legge sarda sulle aree idonee: altra mazzata per il Legislatore sardo.

Altro stop per la Regione Sardegna sul fronte della regolamentazione degli impianti da fonti rinnovabili. Dopo aver già cassato la moratoria che puntava a congelare nuove installazioni di eolico e fotovoltaico, la Corte costituzionale ha bocciato anche la legge regionale sulle aree idonee, approvata dal Consiglio a dicembre 2024 (legge n. 20), con cui la Giunta aveva tentato di arginare quella che veniva definita l’“invasione” degli impianti energetici nell’Isola.

Con la sentenza n. 184, depositata oggi a seguito del ricorso del Governo, la Consulta ribadisce un principio chiave: la classificazione di un’area come “non idonea” non può trasformarsi in un divieto aprioristico alla realizzazione degli impianti. Un divieto che, di fatto, impedirebbe l’accesso ai procedimenti autorizzativi semplificati previsti dalla normativa statale per accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili.

I giudici costituzionali censurano anche la parte della legge regionale che avrebbe travolto, salvo il limite della modifica irreversibile dei luoghi, tutti gli atti autorizzativi già rilasciati. Un intervento privo di adeguate motivazioni tecniche o scientifiche che, secondo la Corte, si traduce in una lesione del legittimo affidamento degli operatori e del principio di certezza del diritto.

Altro punto critico riguarda i progetti che ricadono solo in parte in aree considerate non idonee: in questi casi, sottolinea la Consulta, non può automaticamente prevalere la non idoneità, come invece previsto dalla normativa sarda. La decisione finale deve maturare all’interno del singolo procedimento autorizzativo, bilanciando la tutela del paesaggio e delle aree protette con l’interesse pubblico alla transizione energetica e alla riduzione delle fonti inquinanti, anche nell’ottica delle future generazioni.

Bocciata anche l’ipotesi di procedure “speciali” concordate tra Regione e Comuni per accelerare iter autorizzativi in aree non idonee. La Sardegna, afferma la Corte, non può introdurre deroghe alla disciplina statale in materia di autorizzazione paesaggistica, regolata in modo uniforme dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, norma di grande riforma economico-sociale vincolante anche per le autonomie regionali.

Una legge, quella sulle aree idonee, rimasta peraltro largamente sulla carta. Congelata dal Consiglio di Stato, che aveva già bocciato il decreto attuativo, non è mai stata realmente applicata nelle procedure di valutazione dei progetti, autorizzati o respinti senza tener conto della perimetrazione voluta dalla Giunta Todde.

Non si sono fatte attendere, quindi, le reazioni dall’opposizione. Per i Riformatori, tuona Umberto Ticca, la sentenza certifica “una legge fragile, spazzata via dopo mesi di annunci roboanti”. Un fallimento che, secondo il partito, espone la Sardegna a nuovi stop e nuove impugnazioni, indebolendo sia la tutela dell’ambiente sia le rivendicazioni di autonomia, che richiederebbero invece competenza e basi giuridiche solide.

Ora che anche la Consulta ha messo nero su bianco i limiti dell’azione regionale, la domanda resta sospesa: dall’Esecutivo e dalla maggioranza in Consiglio regionale, partirà l’ennesimo grido al complotto contro l’autonomia dell’Isola o, finalmente, si entrerà in una più prudente e silenziosa modalità low profile?

La risposta non si è fatta attendere dalla Giunta regionale. Gli assessori regionali degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda, e dell’Industria, Emanuele Cani, attraverso una nota stampa, hanno dichiarato, insieme alla criticità del decreto legislativo 175/2025, che sarà presentato ricorso “non appena il decreto sarà convertito in legge, perché riduce in modo significativo la possibilità per le Regioni di decidere” e che sarà premura dell’Esecutivo “modificare le nostre norme tenendo conto dei chiarimenti forniti dalla Corte costituzionale”.

Nel frattempo, una certezza continua a farsi strada guardando al perimetro politico regionale. La cosiddetta presunzione e superficialità di chi, in avvio di legislatura, aveva millantato l’assunzione di personale qualificato per evitare la bocciatura delle norme regionali (e che invece ha collezionato il record assoluto di leggi impugnate), è un dato incontrovertibile.

foto Di Monticiano – Opera propria, CC BY-SA 4.0