17 Marzo 2026
EuropaPolitica

La Commissione Ue accelera sul nuovo bilancio, ma la Corte dei conti lancia l’allarme su controlli e priorità

La Commissione europea punta a semplificare e rafforzare i finanziamenti destinati al mercato unico e alle dogane nel prossimo bilancio pluriennale dell’Unione, ma la Corte dei conti europea invita alla prudenza: senza regole più chiare su obiettivi, governance e controlli, il nuovo programma rischia di perdere efficacia e trasparenza.

È questo il messaggio centrale del parere degli auditor europei sul programma unificato che farà parte del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034. L’iniziativa mira a riunire in un unico strumento cinque programmi finora separati, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la frammentazione dei fondi europei e rendere più efficiente il sostegno al mercato unico, all’unione doganale, alla cooperazione fiscale e alla lotta antifrode.

La proposta prevede una dotazione di 6,2 miliardi di euro per il periodo 2028-2034, circa lo 0,31% del nuovo bilancio a lungo termine dell’UE, che complessivamente sfiora i 200 miliardi di euro. Si tratta di un incremento significativo rispetto alle risorse attualmente disponibili nei cinque programmi che verrebbero accorpati.

Secondo la Corte, però, la complessità del nuovo impianto richiederà meccanismi di gestione solidi e trasparenti (perché stupirsi pensando alla Commissione Ue). Gli auditor evidenziano innanzitutto la mancanza di un chiaro collegamento tra le priorità strategiche dell’Unione — come competitività, digitalizzazione e rafforzamento del mercato unico — e le modalità concrete di spesa. In particolare, la proposta non rende vincolanti interventi mirati a rimuovere ostacoli strutturali già individuati in precedenti verifiche, né chiarisce come verranno affrontate alcune debolezze croniche nei sistemi antifrode europei.

Un altro nodo riguarda l’ampia flessibilità prevista dal programma. Pur offrendo margini di adattamento, l’assenza di priorità definite potrebbe mettere a rischio la continuità dei finanziamenti per attività essenziali, come le infrastrutture informatiche antifrode o la cooperazione fiscale, che richiedono investimenti stabili nel lungo periodo.

La Corte riconosce che l’accorpamento dei programmi rappresenta un’opportunità di semplificazione, ma avverte che la varietà di interventi e soggetti coinvolti impone regole più rigorose su pianificazione, bilancio e appalti. Una preoccupazione che nasce anche dal fatto che audit passati hanno già evidenziato forti differenze tra le pratiche adottate dai diversi Stati membri.

Tra i rischi segnalati figura inoltre la tracciabilità delle risorse: senza requisiti minimi comuni, potrebbe risultare difficile collegare in modo chiaro i fondi spesi ai risultati ottenuti. Infine, gli auditor insistono sulla necessità che i diritti di controllo della Corte restino garantiti anche quando la gestione dei fondi venga delegata a organismi esterni all’ordinamento giuridico dell’UE.

La partita ora si sposta sul tavolo negoziale tra Commissione, Parlamento europeo e Stati membri, dove il nodo centrale sarà trovare un equilibrio tra semplificazione amministrativa e garanzie di controllo su uno dei capitoli chiave del prossimo bilancio europeo.