La Commissione Europea rinvia il divieto alle importazioni di petrolio russo
La Commissione Europea non è ancora in grado di fissare una data precisa per la pubblicazione della proposta di divieto alle importazioni di petrolio russo per i Paesi membri dell’UE. Lo ha dichiarato la portavoce Anna-Kaisa Itkonen nel corso di un briefing a Bruxelles, ammettendo che l’esecutivo comunitario è “alla ricerca di una nuova data”. Insomma, la “tigre di carta” europea, nella speranza di passare inosservata agli occhi dell’opinione pubblica, prende tempo.
“Non ho una data definitiva da comunicare. Posso assicurarvi che restiamo impegnati a presentare questa proposta”, ha detto Itkonen, ribadendo la posizione della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, secondo cui tornare a importare energia russa significherebbe “ripetere un errore del passato”.
Al momento, però, non ci sono soluzioni e, con questa politica scellerata, sarà difficile per l’Ue difendere i suoi Paesi membri, famiglie e imprese dalla crisi energetica.
Slittamento rispetto alle previsioni.
Il rinvio è significativo: in precedenza si parlava del 15 aprile come data indicativa per la pubblicazione del testo, ma la clausola sul divieto è nel frattempo scomparsa dall’agenda ufficiale della Commissione. Itkonen ha precisato che il calendario dell’esecutivo europeo ha carattere «preliminare», lasciando intendere che i tempi potrebbero ulteriormente allungarsi.
Le dichiarazioni di principio da parte dei vertici europei restano nette. Il commissario all’Energia Dan Jorgensen aveva affermato che l’UE non avrebbe importato “nemmeno una molecola dalla Russia”, mentre von der Leyen ha escluso qualsiasi apertura alle forniture energetiche russe anche in caso di blackout sul territorio europeo.
Adesso, invece, si fa dietrofront. D’altronde cosa aspettarsi da una Commissione europea incapace di ragionare e di guardare al benessere dei 27 Paesi membri?
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