10 Agosto 2026
Europa

La Commissione Europea modifica la propria proposta di bilancio per evitare la rivolta del Parlamento.

La Commissione Europea ha introdotto diverse modifiche alla propria proposta di bilancio settennale dell’UE, nel tentativo di evitare una ribellione da parte del Parlamento europeo. L’esecutivo comunitario ha infati deciso di fare concessioni su alcuni punti sensibili, con l’obiettivo di disinnescare la minaccia — sempre più concreta — di una bocciatura del piano da 1,8 trilioni di euro destinato a finanziare le politiche europee nei prossimi anni.

La mossa della Commissione arriva a poche ore da un incontro virtuale decisivo previsto per domani tra la presidente Ursula von der Leyen, la presidente del Parlamento Roberta Metsola e la premier danese Mette Frederiksen, il cui Paese detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE.

L’appuntamento di lunedì è visto come un’ultima occasione per trovare un compromesso, in un clima di tensione crescente tra Commissione e Parlamento. Il nuovo bilancio, che dovrà entrare in vigore nel 2028, necessita infatti del via libera dell’Eurocamera.

Fonti vicine ai negoziati sottolineano come sia “altamente insolito” che la Commissione riveda una propria proposta, ma la decisione riflette le forti pressioni esercitate dai principali gruppi politici europei, tra cui il Partito Popolare Europeo (PPE) e l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici (S&D).

I punti chiave delle modifiche proposte.

Uno dei principali nodi del contendere riguarda le modifiche ai pagamenti regionali e agricoli, che rappresentano circa metà del bilancio totale dell’UE. Molti eurodeputati temono che le riforme previste escludano il Parlamento e i governi locali dalle decisioni, conferendo troppo potere agli Stati membri.

Per rispondere a queste preoccupazioni, la Commissione ha proposto domenica un “obiettivo rurale” che obbligherebbe i governi nazionali a destinare almeno il 10% dei fondi dei piani nazionali all’agricoltura.
Tale misura si aggiunge ai 300 miliardi di euro di finanziamenti diretti agli agricoltori già previsti nella proposta iniziale presentata a luglio.

Maggior coinvolgimento dei governi locali.

Altro punto di frizione è la proposta della Commissione di fondere i fondi regionali e agricoli in un unico pacchetto gestito direttamente dai governi nazionali, con ampia libertà di spesa.
La misura ha scatenato la reazione dei sindaci e dei rappresentanti regionali, timorosi di essere esclusi dalla gestione dei fondi europei.

Per placare le tensioni, Bruxelles suggerisce ora di garantire ai leader regionali un ruolo decisionale più forte, incluso un seggio nei tavoli di pianificazione tra governi e funzionari della Commissione.

Garanzie per le regioni più sviluppate.

In un’ulteriore concessione, la Commissione ha proposto meccanismi di garanzia per limitare il rischio che i governi nazionali riducano i pagamenti destinati alle regioni più sviluppate.
Questa misura si aggiunge ai 218 miliardi di euro già previsti per le aree più povere, come stabilito nella proposta di luglio.

foto Benoit Bourgeois Copyright: © European Union 2014 – EP