11 Agosto 2026
Europa

La Cina accusa Washington: “Ricatta Caracas e vìola la sovranità del Venezuela”.

Pechino ha duramente criticato la richiesta avanzata dagli Stati Uniti al Venezuela di avviare una partnership petrolifera “esclusiva” con Washington, definendola un atto di “bullismo tipico” e una grave violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale.

A parlare è stata la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, intervenuta oggi a Pechino dopo indiscrezioni di stampa secondo cui l’amministrazione Trump avrebbe imposto condizioni stringenti a Caracas. Secondo quanto riportato da ABC News, gli Stati Uniti avrebbero chiesto al governo venezuelano di collaborare esclusivamente con Washington nel settore petrolifero, privilegiando le aziende americane nella vendita del greggio pesante e interrompendo ogni rapporto economico con Cina, Russia, Iran e Cuba.

“Il Venezuela è uno Stato sovrano e gode di piena e permanente sovranità sulle proprie risorse petrolifere e sulle proprie attività economiche”, ha affermato Mao, sottolineando come le pressioni statunitensi rappresentino “un uso palese della forza” e una violazione delle norme internazionali. “La Cina condanna fermamente questo comportamento”, ha aggiunto.

Pechino ha inoltre ribadito che gli accordi di cooperazione tra Cina e Venezuela sono stati sottoscritti tra due Stati sovrani e sono tutelati dal diritto interno e internazionale. “I diritti legittimi della Cina e di altri Paesi in Venezuela devono essere rispettati”, ha insistito la portavoce.

La Cina è attualmente il secondo partner commerciale del Venezuela, dopo gli Stati Uniti, con un volume di scambi bilaterali che si aggira intorno ai 7 miliardi di dollari. Mao ha anche ricordato come Washington abbia “abusato a lungo di sanzioni unilaterali e illegali” contro Caracas, causando gravi danni allo sviluppo economico e sociale del Paese sudamericano.

Le dichiarazioni cinesi arrivano in un contesto di forte tensione geopolitica. Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato martedì che il governo guidato da Delcy Rodríguez avrebbe accettato di trasferire tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio soggetto a sanzioni agli Stati Uniti, per la vendita a prezzi di mercato.

L’amministrazione Trump ha giustificato l’operazione come parte di una rinnovata applicazione della Dottrina Monroe e di una strategia di contrasto al narcotraffico e alla corruzione, collegandola esplicitamente alla necessità di rafforzare l’influenza statunitense sulle vaste riserve petrolifere venezuelane.

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