La Bulgaria abbraccia l’euro e va “tutto bene” secondo Bruxelles
Il primo gennaio 2026 la Bulgaria è diventata il 21° Paese dell’Unione europea a cadere nella trappola della moneta unica. E stando al rapporto della Commissione europea (ci si sarebbe stupiti del contrario) è andato tutto magnificamente. Anzi, meglio che magnificamente: il cambio è stato fluido, i cittadini sono stati informati, i bancomat hanno erogato regolarmente la nuova valuta, i prezzi sono rimasti stabili e la popolazione è più entusiasta di prima.
A leggere il documento con un minimo di attenzione, però, tra le righe di questo trionfo annunciato emerge qualche crepa, qualche numero che stride e qualche ammissione imbarazzante che la prosa burocratica della Commissione von der Leyen si prodiga a smussare con la consueta maestria. Tanto tra miliardi di euro elargiti tra call paracule e finanziamenti diretti ai media mainstream è sempre più difficile rompere il muro della narrazione Ue e permettere ai cittadini europei di conoscere il vero volto dell’Unione di oggi.
Il 62% dei bulgari ha trovato il cambio “fluido ed efficiente”. E gli altri?
Partiamo dall’apertura del rapporto, che cita con orgoglio il dato secondo cui il 62% dei bulgari ha percepito il passaggio all’euro come fluido ed efficiente. Una maggioranza, certo. Ma significa anche che quasi quattro bulgari su dieci non la pensavano così. Un dettaglio che Bruxelles preferisce non sottolineare troppo, scegliendo di presentare il bicchiere rigorosamente mezzo pieno.
Sul fronte del consenso politico, poi, i numeri sono ancora più eloquenti. Solo il 49% dei bulgari considera l’euro una cosa positiva per il proprio Paese, mentre il 43% la pensa diversamente. Una nazione, dunque, spaccata praticamente a metà, che la Commissione definisce con olimpica diplomazia “opinione pubblica relativamente polarizzata nel periodo immediatamente successivo al cambio”. Tradotto: la metà del Paese non voleva l’euro, ma l’euro è arrivato lo stesso.
Il sistema è “robusto”.
La logistica del cambio, ci viene assicurato dal report della Commissione, ha funzionato alla perfezione. La Banca nazionale bulgara ha pre-caricato gli istituti di credito con banconote in euro due mesi prima, il 99% dei bancomat erogava euro già dal primo gennaio, e i kit di monete per i cittadini sono andati quasi esauriti. Sensazioni vissute anche dagli italiani nel 2002. A distanza di 24 anni, però, sappiamo tutti come è andata.
A pagina 4 del rapporto, spunta poi en passant una piccola ammissione: il livello di sub-front-loading, cioè la distribuzione di contante alle imprese, si è fermata appena al 10,7% del totale alla vigilia del cambio. Risultato? Code agli sportelli bancari nei primi giorni di gennaio. “Code sporadiche” che il rapporto liquida in mezza riga, ma che chiunque abbia vissuto una mattinata in fila in banca sa non essere esattamente un’esperienza trascurabile, specialmente quando si tratta di aziende.
I prezzi? Sostanzialmente stabili. Ma il 66% dei bulgari non ci crede.
Il capitolo più delicato, e più rivelatore, riguarda l’inflazione. La Commissione ci informa che l’impatto del passaggio all’euro sui prezzi è stato “minore”: l’inflazione mensile di gennaio 2026 si è attestata allo 0,6%, solo 0,1 punti percentuali in più rispetto alle previsioni. Tutto sotto controllo, tutto nella norma.
Peccato che il 66% dei bulgari sia convinto che l’euro aumenterà l’inflazione nel loro Paese, una percentuale addirittura superiore a quella registrata nei precedenti Stati membri che hanno adottato la moneta unica. Come si spiega questa percezione così diffusa di fronte a numeri così rassicuranti? La Commissione ha una risposta pronta: è colpa della “percezione”, che “spesso supera l’inflazione reale”. I bulgari, insomma, si sbagliano. I numeri di Bruxelles, naturalmente, no.
Quasi 25.000 reclami: “Ma il sistema ha funzionato”.
Un altro passaggio degno di nota riguarda i reclami per pratiche di prezzo scorrette. Dall’inizio della doppia indicazione dei prezzi fino al 31 gennaio 2026, le autorità bulgare hanno ricevuto la bellezza di 23.449 segnalazioni da parte dei consumatori. Supermercati, trasporti, saloni di bellezza, piattaforme online: nessun settore è rimasto immune.
La Commissione, però, inquadra anche questo dato in chiave positiva: il fatto che più della metà dei casi sia già stata risolta dimostrerebbe “l’efficacia degli interventi preventivi”. Ventitremila reclami in un mese come prova di un sistema che funziona: una reinterpretazione creativa della realtà che farebbe invidia a qualsiasi ufficio stampa.
La campagna di comunicazione: 2,6 milioni di euro per convincere chi non era convinto.
Infine, la comunicazione. La Commissione ha cofinanziato fino al 50% di una campagna informativa dal costo massimo di 2,6 milioni di euro, un euro per abitante, per spiegare ai bulgari come usare la nuova moneta. Siti web, cartelloni pubblicitari, spot televisivi, roadshow, iniziative per le fasce vulnerabili. Un dispiegamento di risorse notevole, reso necessario , ammette pudicamente il rapporto , dal fatto che il sostegno pubblico all’adozione dell’euro era “modesto”.
Il risultato? Il 78% dei bulgari si è sentito “ben informato”. Che l’informazione li abbia convinti è un’altra storia: quasi la metà continua a non essere entusiasta dell’euro. Ma questo, evidentemente, non rientra negli indicatori di successo della Commissione.
L’Eurostat pubblicherà nella seconda metà del 2026 una valutazione indipendente sull’andamento dei prezzi dopo il cambio. Sarà interessante confrontarla con il quadro idilliaco descritto da Bruxelles. Con ogni probabilità, anche quella relazione concluderà che è andato tutto benissimo in Bulgaria.
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