Kiev rischia di restare “a secco” a febbraio senza l’uso degli asset russi congelati.
L’Ucraina potrebbe trovarsi a corto di risorse già a febbraio, se l’Unione Europea non troverà un accordo per concedere a Kiev un prestito di riparazioni finanziato con gli asset russi congelati.
Un prestito da 140 miliardi in stallo.
A mettere il bastone tra le ruote della “Commissione di Ursula” è stato proprio il Belgio che, con una mossa sorprendente del suo premier Bart De Wever, ha messo il veto all’operazione ideata dall’Esecutivo europeo per distrarre, in assenza del minimo supporto legale, 140 miliardi di euro di beni russi congelati nei Paesi Ue e immobilizzati presso una centrale depositaria con sede proprio nella capitale belga.
L’Ucraina, quindi, è sulla strada per restare senza liquidità all’inizio del 2026. Chissà se anche la torbida gestione delle risorse avrà inciso sul timing dalle parti di Kiev…
Il veto del Belgio.
Il Belgio aveva rifiutato in ottobre di sostenere l’iniziativa, chiedendo garanzie che lo sollevassero dal rischio finanziario, tra altre condizioni. Nonostante l’avvicinarsi del vertice Ue di dicembre — durante il quale i leader europei dovrebbero tornare sulla questione — “ci sono pochi segnali” di un superamento dello stallo tra Bruxelles e il governo belga.
Con gli USA fuori gioco, l’onere passa all’Europa.
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