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Italiani all’estero, ritorni al minimo: gli incentivi non bastano.

Nel 2024 oltre 156 mila italiani hanno lasciato il Paese, mentre poco meno di 53 mila hanno scelto di rientrare. Un saldo migratorio negativo, l’ennesimo, che certifica un trend ormai strutturale: l’Italia continua a perdere giovani e capitale umano. E non sono gli incentivi una tantum, tanto in voga dalle parti della “bassa politica” italiana, a invertire la rotta.

Germania, Spagna e Regno Unito restano le principali mete degli expat italiani, mentre solo una minoranza torna indietro. I numeri parlano chiaro: per ogni 100 italiani che vanno in Spagna, solo 13 tornano. Il divario resta ampio anche nel Regno Unito (33%), Germania (41%) e Svizzera (29%).

Dietro questi numeri c’è qualcosa di più profondo di un semplice differenziale economico. Non è il bonus fiscale o il contributo regionale che trattiene o richiama un talento. Chi parte, secondo l’Osservatorio delle Libere professioni, spesso lo fa per trovare ciò che in Italia fatica a imporsi: trasparenza, meritocrazia, libertà di crescere senza lacci burocratici.

La Lombardia si conferma la regione con più partenze (30 mila), seguita da Veneto, Sicilia, Piemonte e Campania. Anche i rimpatri si concentrano in queste aree, ma con numeri troppo bassi per compensare le uscite. Il Veneto, ad esempio, presenta il tasso di ritorno più basso: solo un rimpatriato ogni quattro emigrati. In regioni come Campania e Calabria, il trend è simile.

Al contrario, alcune regioni come Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Lazio registrano un ritorno più consistente rispetto agli espatri. Ma si tratta di eccezioni che non modificano il quadro generale.

Il messaggio che emerge dai dati è, dunque, inequivocabile: le misure spot non bastano. Gli italiani all’estero non torneranno in massa finché non cambieranno le condizioni strutturali del Paese. Serve una burocrazia più snella, meno opaca. Serve premiare il merito, non l’appartenenza. Serve un sistema Paese che metta al centro competenze e diritti.

In un contesto globale in cui la mobilità è normale e in molti casi auspicabile, l’obiettivo non può essere semplicemente “far tornare tutti”, ma piuttosto creare un’Italia in cui tornare sia possibile, conveniente e desiderabile.

Foto di Kaserei da Pixabay.com