15 Luglio 2026
Sardegna

Italia ultima in Europa per infermieri laureati. Il Ssn sta esaurendo il suo futuro?

C’è un numero che, più di qualsiasi indicatore sulla spesa sanitaria o sull’aspettativa di vita, racconta lo stato reale del Servizio sanitario nazionale italiano. È un numero piccolo, e proprio per questo drammatico: 12. Sono i nuovi infermieri laureati ogni 100mila abitanti in Italia, il dato più basso dell’intera Unione Europea. La media continentale è di 45, la Svizzera arriva a 100. Lo certifica Nursing Up, il sindacato degli infermieri italiani, attraverso un’elaborazione dei database OECD.Stat che fotografa un sistema sanitario che, nelle parole del suo presidente Antonio De Palma, “sta esaurendo il proprio futuro”.

Il dato sui laureati non è isolato. Si inserisce in uno squilibrio strutturale già documentato dal recente dossier OCSE “State of Health in the EU – Profilo della sanità 2025”, presentato al Cnel. L’Italia conta oggi 5,4 medici ogni mille abitanti , il 25% sopra la media europea, ma appena 6,9 infermieri ogni mille, il 20% al di sotto della media UE. Il rapporto infermieri-medici si ferma a 1,3, contro il 2,2 europeo.

“Abbiamo un’ipertrofia di prescrittori e un’anemia dell’assistenza”, denuncia De Palma. “Senza il polmone professionale rappresentato dagli infermieri, la sanità italiana continua a vivere in apnea”. Un sistema, aggiunge, che continua a progettare ospedali di comunità, medicina territoriale e presa in carico della cronicità senza disporre del personale che dovrebbe tenere in piedi l’intera architettura assistenziale.

La fuga e il costo per lo Stato.

All’origine del crollo dei laureati c’è, secondo Nursing Up, un’equazione semplice e brutale: la professione infermieristica in Italia non paga, e sempre meno giovani scelgono di intraprenderla. Nell’area OCSE, gli infermieri guadagnano mediamente il 20% in più rispetto al salario medio nazionale. In Italia le retribuzioni restano ferme, la carriera è bloccata, l’autonomia professionale è limitata. Il risultato è una fuga che Eurostat quantifica in una perdita di laureati superiore al 20% nell’ultimo decennio.

Il paradosso, sottolinea il sindacato, è anche economico: lo Stato investe circa 35mila euro per formare ogni infermiere, salvo poi vederlo emigrare verso sistemi sanitari stranieri che offrono condizioni migliori. Un trasferimento di capitale umano e competenze che impoverisce il Ssn e arricchisce i sistemi sanitari del Nord Europa.

La politica e i dati ignorati.

Nursing Up punta il dito anche sulla narrazione politica dominante. Mentre il ministro Schillaci esalta i dati OCSE sulla longevità italiana e sul numero di medici, il dato più allarmante , quello sul collasso della formazione infermieristica . resta sistematicamente fuori dal dibattito pubblico. “Continuiamo a discutere di riforme senza affrontare il vero problema”, attacca De Palma. “Senza nuove generazioni di infermieri non esiste alcuna possibilità concreta di sostenere la cronicità, l’assistenza territoriale, l’invecchiamento della popolazione e le future emergenze sanitarie. Il Ssn rischia di diventare un contenitore vuoto”.

Per Nursing Up la stagione degli interventi tampone è finita. Serve un piano straordinario per l’infermieristica italiana che agisca su retribuzioni, riconoscimento professionale, prospettive di carriera e autonomia reale. Senza queste condizioni, avverte De Palma, “ogni riforma della sanità rischia di restare soltanto propaganda”.

Un avvertimento che suona come un ultimatum alla politica: si può continuare a investire in ospedali, tecnologie e modelli organizzativi, ma se non si risolve il problema di chi dovrà far funzionare tutto questo, il Ssn è destinato a svuotarsi dall’interno , lentamente, inesorabilmente, un laureato mancante alla volta.