14 Settembre 2026
Sardegna

Italia, nascite al minimo storico: 1,14 figli per donna. In 17 anni perse 221mila nascite. La Sardegna crolla: 4 nati ogni mille abitanti.

L’Italia non fa più figli. E i numeri del 2025 certificano che la situazione è peggiore che mai. Il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna , il minimo storico dal 1995, anno in cui si era toccato il precedente record negativo di 1,19 , e il totale dei nuovi nati si è fermato a circa 355mila, con un calo del 3,9% rispetto al 2024, pari a circa 15mila bambini in meno. Se il confronto si allarga al 2008, anno del picco con oltre 576mila nascite, la perdita complessiva raggiunge i 221mila nati: un crollo del 38,4% in appena diciassette anni.

La soglia minima per garantire il ricambio generazionale è fissata a 2,1 figli per donna. L’ultima generazione italiana ad averla raggiunta è quella delle nate nel 1947. Da allora, un declino lento ma inarrestabile.

Non è solo una scelta.

Il dato più sorprendente , e politicamente rilevante, è che questo crollo non riflette semplicemente una scelta consapevole. Secondo le rilevazioni Istat, ben il 62,2% di coloro che non hanno avuto figli dichiara di averci rinunciato a causa di ostacoli concreti, non per libera volontà. Le indagini mostrano che il numero di figli desiderato dalla maggioranza degli italiani resta attorno a due: la distanza tra desiderio e realtà è il cuore del problema demografico italiano.

Le motivazioni economiche rappresentano il primo ostacolo, citate da circa un terzo di chi ha rinunciato alla genitorialità. Il problema è particolarmente sentito dagli uomini tra i 25 e i 34 anni. Al fattore economico si affiancano le condizioni lavorative: il 9,4% del campione ritiene di non avere una situazione professionale adeguata per accogliere un figlio, mentre quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non disporre di garanzie sufficienti per affrontare la maternità.

Pesano anche i nuovi carichi familiari: l’11,5% delle persone in età fertile dichiara di dover rinunciare a un figlio perché impegnato nell’assistenza ai propri genitori anziani , una quota che tra i 45 e i 49 anni sale al 17,9%, il segnale di una generazione stretta tra figli che non arrivano e genitori da accudire.

Meno donne, meno bambini.

Il declino delle nascite ha anche una componente strutturale difficilmente reversibile nel breve periodo: le donne in età fertile sono sempre meno. La fascia tra i 15 e i 49 anni è passata da 14,3 milioni nel 1995 a 11,4 milioni nel 2025, una riduzione di quasi 3 milioni di potenziali madri in trent’anni.

Le stesse rilevazioni Istat indicano con chiarezza le priorità su cui intervenire: sostegno economico alle famiglie (28,5%), potenziamento dei servizi per l’infanzia come gli asili nido (26,1%) e agevolazioni abitative per i giovani (23,1%). Uno studio Istat ha già dimostrato che un aumento significativo dell’offerta di nidi ha un effetto positivo e statisticamente misurabile sulle nascite , non un’inversione di tendenza, ma almeno un rallentamento del declino.

La mappa della natalità: il Sud resiste, la Sardegna crolla.

I dati più recenti a livello territoriale, riferiti al 2022, rivelano profonde differenze tra le città italiane. Con un tasso di natalità nazionale di 6,7 nati ogni mille abitanti, sono 32 i comuni capoluogo che superano la media. In testa c’è Catania, con 8,5 nati ogni mille residenti, seguita da Andria e Palermo a quota 8. Sopra la media anche Napoli, con 7,7.

All’estremo opposto si trova la Sardegna: a Nuoro, Carbonia e Oristano si registrano appena 4 nati ogni mille abitanti, il dato più basso tra tutte le città capoluogo italiane. Cagliari non va molto meglio, fermandosi a 4,5.

foto ErikaWittlieb da Pixabay.com