13 Aprile 2026
Sardegna

Italia “malata di abitudini”: quasi metà degli adulti in sovrappeso, un fumatore su cinque e otto milioni bevono troppo

Quasi un adulto su due è in sovrappeso o obeso. Quasi uno su cinque fuma. Otto milioni di persone consumano alcol in modo rischioso. E un bambino su quattro tra i 3 e i 17 anni è già in eccesso di peso. Sono i numeri del rapporto Istat 2025 sui fattori di rischio per la salute, che restituisce il ritratto di un Paese dove i progressi restano parziali e le disuguaglianze, geografiche, sociali, economiche, continuano ad approfondirsi.

Eccesso di peso: 23 milioni di adulti, in crescita l’obesità.

Il dato più pesante riguarda il sovrappeso e l’obesità: nel 2025 il 46,4% degli adulti italiani risulta in eccesso ponderale, per un totale di oltre 23 milioni di persone. Il 34,8% è in sovrappeso, l’11,6%, circa 5 milioni e 750mila persone, è obeso. Quest’ultimo dato è in crescita di 1,8 punti percentuali rispetto a dieci anni fa e segnala una tendenza che non si è invertita nonostante decenni di campagne di prevenzione.

Il problema colpisce gli uomini in misura significativamente maggiore: il 55,1% contro il 38,2% delle donne, con un divario che supera i 20 punti nella fascia 35-59 anni. Non risparmia i più piccoli: tra i bambini e ragazzi di 3-17 anni uno su quattro (il 26%) è in eccesso di peso, con punte che nel Sud e nelle Isole salgono al 34,1%. In Campania, Calabria e Sicilia oltre un terzo dei minori supera i valori soglia raccomandati.

Il contesto normativo ha registrato nel 2025 una svolta formale: la Legge n. 149 ha riconosciuto l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, prevedendone l’inclusione nei Livelli Essenziali di Assistenza. Una norma attesa da anni, che ora attende di essere tradotta in pratica.

Sedentarietà: 17 milioni restano fermi.

L’unica vera buona notizia del rapporto riguarda la sedentarietà. Nel 2025 la quota di persone di 3 anni e più che non praticano né sport né attività fisica nel tempo libero è scesa al 30,8%, con una riduzione di 2,4 punti rispetto al 2024 e di ben 9 punti rispetto al 2015, quando la sedentarietà riguardava il 39,9% della popolazione. Restano tuttavia sedentarie quasi 17 milioni e 700mila persone, un dato che non consente troppi entusiasmi.

Il profilo di chi non si muove è preciso: donna, anziana, residente al Sud, con basso titolo di studio. Nelle regioni meridionali la sedentarietà raggiunge il 41,2% contro il 20,3% del Nord. In Calabria, Sicilia e Campania oltre il 44% della popolazione non pratica alcuna attività fisica. Eccezione significativa: la Sardegna, dove il dato si ferma al 26,5%, allineato con le medie del Centro-Nord. Tra gli ultra-settantaquattrenni, quasi sei persone su dieci dichiarano di non fare nulla nel tempo libero sul piano motorio.

Il peso dell’istruzione e del reddito.

Il rapporto Istat mette in evidenza con estrema chiarezza che eccesso di peso e sedentarietà non sono distribuiti a caso nella popolazione: sono profondamente correlati al livello di istruzione e, per estensione, al reddito. Tra i laureati la prevalenza di eccesso di peso è del 35,9%; sale al 47,1% tra i diplomati e raggiunge il 56,4% tra chi ha al massimo la licenza media. Il dato sulla sedentarietà è ancora più netto: inattivi il 15% dei laureati, il 26,1% dei diplomati, quasi il 50% di chi non ha superato la terza media.

Fumo: quasi dieci milioni di fumatori, crescono le donne.

Nel 2025 il 18,6% della popolazione di 11 anni e più fuma: circa 10 milioni di persone. Il dato è in lieve miglioramento rispetto al 2024 (19,2%), ma non è ancora tornato ai minimi storici del 2019 (17,8%), quando sembrava avviata una tendenza strutturale al ribasso poi interrotta dalla pandemia.

L’abitudine al fumo continua a essere più diffusa tra gli uomini (22,3%) che tra le donne (15,2%), ma il divario si sta riducendo: le fumatrici sono in crescita, soprattutto nella fascia 18-44 anni (+2,8 punti in dieci anni) e tra le over 65 (+2,1 punti). Una tendenza preoccupante che riflette un cambiamento culturale ancora non intercettato dalle politiche di prevenzione.

Parallelamente, quasi raddoppiato in quattro anni l’uso di sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato non bruciato: dal 3,9% nel 2021 al 7,4% nel 2025. Un fenomeno largamente sottovalutato dalla normativa vigente e dai programmi di salute pubblica.

Alcol: il binge drinking avanza, gli anziani bevono troppo senza saperlo.

Otto milioni e 79mila persone, il 15,1% della popolazione di 11 anni e più, hanno almeno un comportamento a rischio nel consumo di alcol. Gli uomini sono sovrarappresentati (21,3%), ma anche tra le donne il dato è in crescita strutturale: il divario di genere si è ridotto da 14 a 12,2 punti percentuali in dieci anni.

Nell’ultimo decennio il consumo abituale eccedentario è diminuito (-2,3 punti), ma il binge drinking, le ubriacature concentrate in singole occasioni, è aumentato di 1,3 punti, con i due fenomeni che ormai si equivalgono per diffusione. Desta preoccupazione il dato sugli adolescenti: il 15,4% degli 11-17enni ha avuto almeno un comportamento a rischio nel corso dell’anno, nonostante il divieto di vendita ai minori di 18 anni. Tra gli anziani, invece, il rischio è spesso inconsapevole: molti over 65 superano le soglie raccomandate semplicemente bevendo vino ai pasti, senza percepirlo come un comportamento problematico.