13 Aprile 2026
Sport

Italia fuori dai Mondiali per la terza volta consecutiva: il calcio italiano è nudo

Alle 23:35 di martedì 31 marzo 2026, al termine dei rigori allo stadio di Zenica, si è consumato l’ennesimo atto di una commedia tragicomica che va in scena da dodici anni. Per la terza volta consecutiva l’Italia non sarà ai Mondiali: gli azzurri di Gennaro Gattuso sono stati eliminati ai calci di rigore dalla Bosnia Erzegovina, dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. Se ne riparlerà nel 2030, ammesso che nel frattempo qualcosa cambi. Il che, visti i precedenti, è tutt’altro che scontato.

La partita che racconta tutto.

Nel primo tempo, dopo un quarto d’ora, Moise Kean aveva portato in vantaggio la squadra sfruttando un errore del portiere Vasilj. Poi Alessandro Bastoni è stato espulso per un fallo giudicato da ultimo uomo, interrompendo una chiara occasione da gol. Fino a quel momento l’Italia sembrava controllare. Ma è da quel momento in poi che si è visto tutto: in dieci contro undici, con tre occasioni nitide per chiudere la partita, Kean, Pio Esposito e Dimarco le hanno divorate senza nemmeno centrare la porta, fino al pareggio bosniaco. Ai rigori, il copione si è ripetuto con crudele puntualità: Esposito ha mandato il pallone in curva, Cristante ha preso la traversa. La Bosnia non ha sbagliato mai.

Una squadra capace di sprecare tre gol fatti a porta vuota, in inferiorità numerica, contro una Bosnia che non va ai Mondiali dal 2014. Non è sfortuna. È la fotografia di un problema strutturale.

Dodici anni di declino con una parentesi.

Facciamo i conti. Dopo il successo nel Mondiale 2006, l’Italia è stata eliminata nella fase a gironi nel 2010 e nel 2014, poi non si è qualificata per il 2018, il 2022 e ora il 2026. In mezzo, l’Europeo vinto nel 2021, un risultato reale, ottenuto con una generazione di giocatori oggi all’apice della carriera, che però con il passare del tempo sembra sempre più un’eccezione.

Quella vittoria è diventata il rifugio mentale del sistema: la prova che il calcio italiano c’è ancora, che “quando ci impegniamo possiamo battere chiunque”. Nel frattempo, nel 2017 fummo eliminati dalla Svezia, nel 2022 dalla Macedonia del Nord da campioni d’Europa in carica, e ora dalla Bosnia. Non è mai accaduto che una squadra che aveva vinto la Coppa del mondo non si qualificasse ai Mondiali per tre edizioni consecutive. Fino a ieri notte.

Il sistema che produce mediocrità.

Il problema non è Gattuso, non è Bastoni, non è Esposito che spara in curva. Il problema è un sistema che produce calciatori tecnicamente discreti, fisicamente adeguati, tatticamente preparati e profondamente anonimi. Una generazione senza fuoriclasse, senza personalità riconoscibili, senza giocatori capaci di cambiare una partita da soli nel momento decisivo.

La Serie A, che un tempo era il campionato più ricco di talenti del mondo, è diventata una competizione ricca di denaro e povera di idee. I club spendono centinaia di milioni in calciatori stranieri mentre il vivaio italiano langue. La Federazione continua a nominare commissari tecnici e poi esonerali, a cambiare moduli e convocati, senza mai affrontare la domanda fondamentale: perché l’Italia non produce più campioni?

L’Europeo 2021 aveva illuso che la risposta fosse arrivata. La Macedonia del Nord nel 2022 avrebbe dovuto svegliare tutti. La Bosnia nel 2026 non lascia più scuse.

Il calcio italiano è lo specchio di un sistema Paese che ha smesso di credere nell’eccellenza e si è accontentato della “celebrazione del passato” e dell’autocelebrazione. Il risultato di Zenica non è una sorpresa. È una conferma.

Foto di Peter H da Pixabay.com