23 Aprile 2026
EuropaPolitica

Italia, Belgio e Francia frenano sugli asset russi: rubinetti chiusi per Kiev.

Dopo mesi di dichiarazioni caute e toni edulcorati sull’assistenza all’Ucraina, il governo Meloni — insieme a Parigi e Bruxelles — ha gettato la maschera. Con il passaggio dalle parole ai fatti, l’Italia, infatti, ha scelto la prudenza, bloccando di fatto l’operazione europea sui fondi destinati all’Ucraina.

Il nodo degli asset russi congelati.

Italia e Francia, affiancate dal Belgio, si oppongono al trasferimento a Kiev dei proventi derivanti dagli asset russi congelati nell’Unione Europea. Bruxelles, Roma e Parigi temono, infatti, il rischio di responsabilità finanziarie nel caso in cui l’uso di quegli asset venisse considerato illegittimo sul piano internazionale.

Bruxelles in stallo.

Lo scorso 23 ottobre, al vertice UE di Bruxelles, i leader europei (come capita spesso) non sono riusciti a trovare un accordo su come impiegare gli asset russi per sostenere l’Ucraina, una delle priorità dichiarate della Commissione europea.

A rendere il quadro ancora più complesso è stata la posizione del primo ministro belga Bart De Wever, che ha chiesto un’assicurazione politica: “Se Bruxelles punta a utilizzare i 210 miliardi di euro di fondi sovrani russi immobilizzati soprattutto in Belgio, allora tutti gli Stati membri — ha sostenuto — devono condividere integralmente i rischi”.

Meloni dunque cambia registro.

Nonostante mesi di posizionamenti pubblici in favore del sostegno “senza tentennamenti” a Kiev, il governo Meloni si allinea ora a una linea più prudente. Un cambio di passo che mostra come, dietro la retorica, il fronte europeo pro-Ucraina mostri crepe sempre più evidenti, soprattutto quando il sostegno alla guerra è, di fatto, entrato in una fase critica con la decisione dell’Amministrazione Trump di sfilarsi dal conflitto e di far ricadere i costi “dell’assistenza militare” interamente sui Paesi Ue.

foto Governo.it