6 Giugno 2026
Sardegna

Istruzione e lavoro, un cerchio che si chiude sempre in famiglia: l’Italia resta prigioniera della trappola educativa

In Italia, il destino scolastico e lavorativo di un giovane dipende ancora troppo spesso da quello dei suoi genitori. Lo dicono i dati, e lo dicono con una chiarezza che lascia poco spazio a interpretazioni rassicuranti: la mobilità sociale nel nostro paese resta strutturalmente bassa, e le disuguaglianze educative si tramandano di generazione in generazione come un’eredità silenziosa ma pesantissima.

Chi studia lavora, chi abbandona resta indietro.

Il punto di partenza, come ricorda una indagine della Fondazione Openpolis, è una correlazione ormai consolidata: più alto è il titolo di studio, maggiori sono le probabilità di trovare un’occupazione stabile e ben retribuita. Nel 2024, il tasso di occupazione medio nei Paesi europei si attesta all’78%, ma la forbice tra chi ha solo la licenza media (59,1%) e chi ha una laurea (87,8%) è di quasi trenta punti percentuali. In Italia il divario è analogo: si va dal 55% dei lavoratori con solo il titolo secondario inferiore all’84,7% dei laureati, con un vantaggio occupazionale della laurea rispetto al diploma di circa dieci punti percentuali.

Non stupisce quindi che chi lascia la scuola prima del tempo si trovi in seria difficoltà. Secondo i dati Eurostat, nel 2024 il 9,8% dei giovani europei tra i 18 e i 24 anni è classificato come early leaver, chi ha abbandonato il percorso formativo con al massimo la licenza media. Di questi, appena il 47,3% risulta occupato, il 30,1% è in cerca di lavoro e il restante 22,6% è completamente inattivo. Nel 2024, il 52,7% dei giovani europei che hanno abbandonato precocemente gli studi è dunque disoccupato o fuori dal mercato del lavoro.

Il peso del cognome: l’istruzione dei genitori decide quella dei figli.

Ma il dato più inquietante riguarda il meccanismo che riproduce queste disuguaglianze. Secondo l’Istat, nel 2024 la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni con una laurea è pari al 66,6% nelle famiglie in cui almeno un genitore è laureato. Scende al 42,7% se almeno un genitore è diplomato. Crolla al 12,9% quando entrambi i genitori si sono fermati alla licenza media.

Specularmente, l’abbandono scolastico segue la stessa logica al contrario: il 22,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni con genitori fermi alla licenza media lascia la scuola prima di conseguire un diploma o una qualifica. La percentuale scende al 5,3% nelle famiglie con almeno un genitore diplomato e all’1,2% in quelle con almeno un genitore laureato.

È la cosiddetta trappola della povertà educativa: chi nasce in una famiglia economicamente e culturalmente svantaggiata ha meno probabilità di studiare, e quindi meno probabilità di emanciparsi da quella condizione. Lo svantaggio diventa ereditario, e il cerchio si chiude.

L’analisi a livello comunale, basata su dati Istat riferiti al periodo 2019-2022, con l’esclusione del 2020 per via della pandemia, offre una fotografia più granulare del fenomeno. Tra il 2019 e il 2022, quasi tutti i comuni italiani hanno registrato una crescita della popolazione con titoli di studio secondari superiori e terziari: rispettivamente il 93,7% e il 92,6% degli oltre 7.900 comuni italiani. Un segnale positivo, che testimonia un generale innalzamento del livello di istruzione.

Più variegato il quadro sull’occupazione: solo il 50,8% dei comuni ha visto crescere il tasso di occupazione nello stesso periodo, un dato che risente dell’impatto della pandemia e della successiva ripresa non uniforme sul territorio.

Tra i capoluoghi, i progressi maggiori nell’istruzione secondaria si registrano a Barletta, Andria e Trani, tutte con un aumento di 6,5 punti percentuali rispetto al 2019. Per l’istruzione universitaria, spiccano Agrigento (+5,4 punti), Padova (+5,3) e Monza (+5,2). Sul fronte dell’occupazione, i guadagni più significativi si sono visti ad Agrigento (+2,4 punti), Milano e Palermo (+2,2 ciascuna), mentre alcune città come Macerata, Cesena e Fermo hanno registrato lievi cali.

Un mosaico che conferma come la ripresa post-pandemica abbia accelerato in alcune aree del paese e ristagnato in altre, con le disparità territoriali che si sovrappongono a quelle sociali ed educative, rendendo ancora più urgente un intervento strutturale sulla povertà educativa.