Istat, migrazioni: cala la fuga degli italiani, il saldo con l’estero resta positivo solo grazie agli stranieri. Il Mezzogiorno perde 150mila giovani laureati in sei anni
Un biennio segnato da segnali contrastanti per la demografia italiana: da un lato riparte la mobilità interna, dopo anni di rallentamento, dall’altro si attenua, senza però esaurirsi, la fuga degli italiani verso l’estero. È quanto emerge dal report Istat “Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente”, calato sui dati degli anni 2024-2025.
Meno espatri dopo il picco del 2024.
Il dato più significativo riguarda il netto ridimensionamento delle emigrazioni verso l’estero. Dopo il valore molto elevato di 189mila uscite registrato nel 2024, nel 2025 le emigrazioni scendono a 144mila, con una contrazione di quasi 45mila movimenti, pari al -23,7%, un livello che riporta il dato sui valori più bassi osservati nel periodo 2015-2023. A pesare maggiormente su questa dinamica sono gli espatri dei cittadini italiani, che rappresentano circa tre quarti delle uscite complessive: dopo il picco di 141mila espatri toccato nel 2024, anche a seguito dell’introduzione di norme più stringenti sull’iscrizione all’AIRE, nel 2025 le partenze degli italiani scendono a 109mila unità, il 22,7% in meno.
Una riduzione che ha prodotto un effetto diretto sul saldo migratorio degli italiani con l’estero, che resta negativo ma migliora sensibilmente, passando da -83mila nel 2024 a -53mila nel 2025. Diversa la situazione per gli stranieri, il cui saldo con l’estero rimane ampiamente positivo, salendo da +345mila a +348mila unità.
Il saldo estero cresce a +296mila, ma è trainato dagli stranieri.
Sul fronte degli ingressi, il 2025 registra invece una lieve flessione: le immigrazioni dall’estero scendono da 452mila a 440mila unità, con una riduzione del 2,6%, che riguarda sia i rimpatri degli italiani, in calo da 58mila a 56mila, sia gli arrivi degli stranieri, scesi da 393mila a 383mila. Questi ultimi restano tuttavia la componente ampiamente maggioritaria delle immigrazioni dall’estero, con oltre l’87% del totale.
Il combinarsi di espatri in forte calo e immigrazioni in leggera flessione produce come risultato netto un saldo migratorio con l’estero in crescita: da +263mila unità nel 2024 a +296mila nel 2025, un incremento dovuto quasi interamente al minor numero di partenze degli italiani, più che alla tenuta degli ingressi.
Torna a crescere la mobilità tra i Comuni italiani.
Sul fronte interno, il 2025 segna un’inversione di tendenza rispetto all’anno precedente: i trasferimenti di residenza tra Comuni italiani salgono a 1 milione 455mila, oltre 70mila in più rispetto al 2024, con un incremento del 5,1%. La crescita riguarda sia gli italiani, con un aumento di 34mila movimenti, sia gli stranieri, con 36mila in più, ma per questi ultimi l’accelerazione è più marcata, pari al +14,8% contro il +3,0% degli italiani. Di conseguenza, il peso degli stranieri sui trasferimenti interni sale dal 17,9% al 19,5%.
La quasi totalità di questi spostamenti avviene ancora su distanze contenute: quasi il 60% dei trasferimenti si consuma tra Comuni della stessa provincia, oltre il 16% tra province diverse della stessa regione, mentre circa un quarto dei movimenti riguarda spostamenti interregionali.
Il Nord si conferma il polo attrattivo, il Mezzogiorno continua a perdere residenti.
I dati confermano una geografia migratoria interna ormai consolidata: il Nord resta l’area più dinamica del Paese, con un tasso migratorio interno di +1,6 per mille nel Nord-est e +1,3 per mille nel Nord-ovest, mentre il Centro si attesta su un saldo più contenuto, pari a +0,5 per mille. A livello regionale, il valore più elevato si registra in Emilia-Romagna (+2,1 per mille), mentre tra le province spicca Pavia con +5,3 per mille.
All’opposto, il Mezzogiorno continua a mostrare una dinamica sfavorevole, con tassi migratori interni negativi sia al Sud (-2,6 per mille) sia nelle Isole (-1,8 per mille). Le perdite più marcate riguardano Basilicata (-5,5 per mille) e Calabria (-3,8 per mille), mentre tra le province il valore più negativo si registra a Matera (-6,3 per mille). Nel dettaglio, i trasferimenti dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord ammontano nel 2025 a circa 112mila, mentre il flusso inverso si ferma a 67mila, con una perdita netta per il Sud di circa 45mila residenti. Quasi tre spostamenti su dieci in uscita dal Mezzogiorno hanno come destinazione la Lombardia.
La geografia dell’immigrazione straniera: crescono Marocco e Bangladesh, crolla l’Ucraina.
Sul fronte dei Paesi di provenienza, il report segnala una crescita marcata degli ingressi dal Marocco, saliti da 24mila a 36mila unità (+48,4%), che diventa così il secondo Paese di provenienza dopo il Bangladesh, con 37mila ingressi (+22,0%). In crescita anche gli arrivi da Pakistan (+20,0%), India (+22,7%) e Perù (+15,7%). Sul versante opposto, si registra un crollo degli ingressi dall’Ucraina, scesi da 26mila a 17mila unità (-33,9%), coerente con il progressivo ridimensionamento dei flussi legati al conflitto, oltre a un forte calo dalla Romania (-18,8%).
Per quanto riguarda i rimpatri degli italiani, la Germania resta il primo Paese di provenienza, con 9mila rientri, seguita da Regno Unito e Svizzera. Da segnalare l’aumento dei rimpatri dagli Stati Uniti (+7,8%) e il netto calo di quelli dall’Argentina (-36,0%), un dato che il report collega anche alla recente revisione della disciplina sulla cittadinanza iure sanguinis, che ha reso più stringenti i criteri di riconoscimento per i discendenti di italiani, soprattutto in Brasile e Argentina.
La Spagna è la prima meta degli espatri italiani.
Cambiano anche le destinazioni preferite dagli italiani che lasciano il Paese. Nel 2025 la Spagna diventa la prima meta degli espatri, accogliendo il 12,2% dei cittadini italiani emigrati, sorpassando Regno Unito e Germania, entrambi in forte calo (rispettivamente -38,5% e -36,8%). Il report evidenzia inoltre profili differenti a seconda dei Paesi di destinazione: in Germania, Svizzera, Paesi Bassi e Belgio prevalgono nettamente gli espatri di persone nate in Italia, mentre in Brasile e Argentina i flussi sono composti quasi interamente da persone nate all’estero, spesso legate a percorsi di riacquisizione della cittadinanza.
Il Mezzogiorno perde 150mila giovani laureati in sei anni.
Uno dei dati più rilevanti del report riguarda il capitale umano qualificato del Sud Italia. Tra il 2019 e il 2025, il Mezzogiorno ha perso complessivamente 150mila giovani laureati italiani di 25-34 anni: una perdita che deriva soprattutto dai trasferimenti interni verso il Centro-Nord, pari a 122mila unità, a cui si aggiunge un saldo negativo anche con l’estero, pari a 28mila unità.
A livello nazionale, il report segnala come il deflusso di giovani italiani verso l’estero, che tra il 2019 e il 2024 aveva mostrato una crescita quasi continua, si sia arrestato nel 2025, con un calo delle uscite del 29,2%. Considerando l’intero periodo 2019-2024, sono comunque espatriati dall’Italia 247mila cittadini italiani tra 25 e 34 anni, a fronte di soli 86mila rientri, per una perdita netta di 161mila giovani. Il saldo negativo è tuttavia più che compensato dall’apporto dei giovani stranieri, il cui saldo migratorio nella stessa fascia d’età è pari a +454mila unità, portando il bilancio complessivo a un guadagno netto di 293mila giovani.
Anche sul fronte specifico dei laureati, il quadro si ripete: nel periodo 2019-2024 l’Italia perde 78mila giovani laureati italiani, ma il saldo positivo di 88mila giovani laureati stranieri porta il bilancio complessivo in territorio positivo, sia pure per un margine ridotto, pari a poco meno di 10mila unità. A livello regionale, la Lombardia registra il bilancio più favorevole, con un guadagno complessivo di circa 40mila giovani laureati, seguita dall’Emilia-Romagna con +22mila. All’estremo opposto, la Campania segna la perdita più rilevante, con un saldo negativo complessivo di circa 42mila unità.
