Istat: in Italia ci sono 13 milioni di poveri
Segnali di miglioramento, ma con ombre che non si dissolvono. È la fotografia che emerge dall’ultimo rapporto Istat su reddito e condizioni di vita delle famiglie italiane, riferito agli anni 2024-2025: meno povertà, redditi in recupero, disuguaglianze in calo. Eppure, oltre 13 milioni di persone restano intrappolate in una condizione di rischio, e il divario tra Nord e Sud rimane un dato strutturale difficile da scalfire.
Povertà ed esclusione sociale: si scende al 22,6%.
Nel 2025 la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale – l’indicatore composito adottato dall’Unione Europea nell’ambito della strategia Europa 2030 – scende al 22,6%, rispetto al 23,1% dell’anno precedente. In termini assoluti si tratta di circa 13 milioni e 265mila persone che si trovano in almeno una delle tre condizioni critiche monitorate: rischio di povertà, grave deprivazione materiale e sociale, oppure bassa intensità di lavoro.
Il rischio di povertà in senso stretto – chi vive in famiglie con un reddito netto equivalente inferiore a 13.237 euro annui -rimane sostanzialmente stabile, attestandosi al 18,6% contro il 18,9% del 2024, per un totale di circa 10 milioni 908mila individui.
Va invece nella direzione opposta la grave deprivazione materiale e sociale, che sale al 5,2% dal 4,6% dell’anno precedente, coinvolgendo più di 3 milioni di persone incapaci di far fronte a spese impreviste, al pagamento dell’affitto o anche semplicemente a una settimana di ferie.
La nota positiva arriva dal fronte occupazionale: la quota di famiglie a bassa intensità di lavoro scende significativamente, dall’9,2% all’8,2%, trascinata verso il basso dalla crescita dell’occupazione, in particolare nel Nord-est e nel Centro.
Il divario geografico resiste.
Il Mezzogiorno rimane l’area più colpita, con un’incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale che sfiora il 38,4%, oltre tre volte superiore a quella del Nord-est, che si ferma all’11,3%. Un divario che si riflette anche sui redditi: le famiglie del Sud percepiscono in media 32.427 euro annui, contro i 44.290 del Nord-est.
I redditi tornano a crescere, ma siamo ancora sotto il 2007.
Sul fronte dei redditi, il 2024 segna una svolta: le famiglie italiane hanno percepito in media 39.501 euro netti annui, pari a circa 3.290 euro mensili, con una crescita del 5,3% in termini nominali e del 4,1% in termini reali rispetto al 2023 – il primo recupero reale dopo due anni consecutivi di contrazione.
Il dato è incoraggiante, ma non cancella gli anni perduti. Rispetto al 2007, i redditi familiari reali sono ancora inferiori in media del 4,9%, con punte del -9,3% nel Centro e del -6,9% nel Mezzogiorno. A pagare il prezzo più alto sono state le famiglie che dipendono principalmente dal lavoro autonomo, i cui redditi reali restano del 13,4% al di sotto dei livelli pre-crisi.
Il reddito mediano – quello al di sotto del quale si colloca la metà delle famiglie – si attesta a 31.704 euro, circa 2.642 euro al mese.
Le disuguaglianze calano, ma restano.
Un segnale positivo arriva anche sul fronte della distribuzione del reddito. Il rapporto tra il reddito del 20% più ricco e quello del 20% più povero (indicatore S80/S20) scende a 5,1 dal 5,5 del 2023, portandosi al di sotto del valore pre-crisi del 2007. A contribuire a questo miglioramento sono stati soprattutto i trasferimenti pubblici e i redditi da lavoro autonomo, cresciuti in misura relativamente più sostenuta nella fascia più bassa della distribuzione.
Chi è più vulnerabile?
L’analisi per tipologie familiari conferma fragilità note. I monogenitori presentano un rischio di povertà o esclusione sociale del 31,6%, le coppie con tre o più figli del 30,6% – pur in netto miglioramento rispetto al 34,8% del 2024 grazie a misure di sostegno più robuste. Gli anziani che vivono soli sono particolarmente esposti: nel 50% dei casi il loro reddito non supera i 18.614 euro annui, circa 1.550 euro al mese.
Preoccupa infine l’andamento per le famiglie con almeno un componente straniero: il loro rischio di povertà o esclusione sociale sale al 41,5%, rispetto al 37,5% del 2024, mentre per le famiglie composte da soli italiani l’indicatore scende al 20,1%. Un dato che segnala come l’integrazione economica delle famiglie straniere resti una delle principali sfide irrisolte del sistema di welfare italiano.
