“Israele si ritiri dal Libano”: l’appello della Francia a Netanyahu
La Francia chiede il ritiro di Israele dal territorio libanese e invita tutte le parti a rispettare il cessate il fuoco raggiunto nelle scorse settimane.
“Israele deve ritirarsi dal territorio libanese”, ha dichiarato il ministro della Difesa Catherine Vautrin in un messaggio pubblicato sulla piattaforma X. L’obiettivo di Parigi, ha aggiunto, è sostenere lo Stato libanese e la sua popolazione nel raggiungimento di una pace duratura e di una stabilità a lungo termine.
La ministra ha inoltre sottolineato la necessità che “tutte le parti rispettino il cessate il fuoco e preservino la sovranità e l’integrità territoriale del Libano”.
Nel suo intervento, Vautrin ha ribadito che il disarmo di Hezbollah dovrebbe essere portato avanti dalle autorità libanesi con il sostegno della comunità internazionale, condannando al contempo “con forza” ogni attacco contro la missione ONU UNIFIL, definito “ingiustificabile”.
Attualmente Israele mantiene una cosiddetta “zona cuscinetto” nel sud del Libano, dove ha avviato operazioni all’inizio di marzo, in risposta alle azioni di Hezbollah nel contesto delle tensioni regionali legate al conflitto con l’Iran. Il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti è entrato in vigore il 17 aprile ed è stato prorogato fino a metà maggio.
Nuove unità abitative nei Territori occupati.
Nel frattempo, sul fronte dei Territori palestinesi, Israele non perde il vizio, come ricorda l’approvazione dei progetti per la costruzione di 126 nuove unità abitative nel nord della Cisgiordania.
Il progetto riguarda l’insediamento di Sanur, nell’area di Jenin, evacuato nell’ambito del piano di disimpegno del 2005. “A vent’anni dall’evacuazione, è stato approvato un piano per costruire 126 abitazioni permanenti”, ha riferito Channel 12.
La decisione segna una nuova spinta all’espansione degli insediamenti nella zona. Yossi Dagan, a capo del consiglio regionale che rappresenta le colonie nel nord della Cisgiordania, ha dichiarato che Sanur “sarà ricostruita” e che, in prospettiva, “diventerà una città in Israele”.
L’iniziativa si inserisce in un contesto già segnato da tensioni e controversie sul piano internazionale, con la comunità internazionale che continua a considerare illegali gli insediamenti nei territori occupati.
foto Un Loey Felipe
