Israele parla solo la lingua della forza: nuovo attacco con droni sul Libano, cresce la tensione regionale.
Ancora sangue e missili in Medio Oriente. Israele ha lanciato un nuovo attacco con droni nel sud del Libano, colpendo un veicolo nella zona di Kafardan, nella regione di Baalbek. Secondo quanto riferito dalla rete televisiva Al-Mayadeen, una persona è rimasta uccisa nel raid. La notizia è stata confermata anche dal Ministero della Salute libanese.
Non si tratta di un episodio isolato: solo ieri, un altro attacco simile aveva causato una vittima nell’est del Paese. La strategia israeliana appare sempre più chiara: dettare l’agenda regionale esclusivamente attraverso la forza militare, ignorando qualsiasi via diplomatica.
Mentre a Gaza la situazione precipita con l’annuncio del piano di occupazione totale da parte del primo ministro Benjamin Netanyahu — piano che Hamas ha definito “l’estensione di una politica genocida” — il fronte libanese torna a scaldarsi, riportando la regione sull’orlo di un conflitto su larga scala.
Secondo il movimento Hamas, il piano israeliano non solo viola i negoziati in corso per una tregua, ma svela le vere intenzioni di Netanyahu: abbandonare ogni prospettiva diplomatica per proseguire con una linea muscolare fatta di occupazione, bombardamenti e repressione.
Nel frattempo, le piazze libanesi sono tornate a riempirsi. Migliaia di manifestanti hanno protestato contro la decisione del governo di adottare una proposta americana per il disarmo delle forze di resistenza anti-israeliane, come Hezbollah e Amal. Le proteste si sono diffuse da Beirut al sud del Libano, passando per la regione orientale della Bekaa. Il messaggio è inequivocabile: disarmare la resistenza.
Hezbollah non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma ha già bollato la decisione del governo libanese come un “errore storico” che indebolisce la capacità del Paese di difendersi.
In questo contesto, appare sempre più evidente che Israele, oggi, non intende parlare il linguaggio della diplomazia. Dalla Striscia di Gaza al confine con il Libano, la risposta israeliana è una sola: l’uso unilaterale della forza, incurante delle condanne internazionali, delle vittime civili e della crescente instabilità che rischia di travolgere l’intero scacchiere mediorientale.
foto courtesy of ADF CPL Michael Rogers
